Ci segnalano questo articolo sul sito Scenarieconomici.it , lo riportiamo qui per intero.

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Qui invece inseriamo il link al sito (http://scenarieconomici.it/) e all’articolo (http://scenarieconomici.it/renzi-sopprime-la-forestale-e-la-mafia-brinda-presidente-ma-lei-da-che-parte-sta/)

Dal sito Scenarieconomici.it del 24 aprile 2015

Col DDL 1577, attualmente in discussione in Senato, Renzi intende sopprimere il Corpo Forestale dello Stato (di seguito abbreviato CFS) e disperderlo all’interno di altre forze di polizia ancora da stabilire. Il CFS da sempre si occupa di difendere l’ambiente, la biodiversità, gli animali e da qualche anno anche la tutela del made in italy e dell’agroalimentare in genere. Inoltre gestisce le 130 Riserve Naturali dello Stato. E’ il Corpo che ha scoperto i rifiuti tossico-nocivi sotterrati nella cosiddetta “terra dei fuochi” e che si sta impegnando nel dissotterrarli per restituire all’area una nuova possibilità per tornare ad essere la “Campania felix” di romana memoria.

Il rapporto ‘Ecomafia 2014‘, elaborato da Legambiente, ci dice che nel solo 2013 il CFS ha accertato più di 10.200 reati ambientali avvenuti in Italia, contro i 1.219 accertati dal nucleo operativo ecologico dei Carabinieri. L’Agenzia Europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust) ci chiede di approvare una legge sui reati ambientali nel codice penale da decenni e ci chiede da anni anche la formazione un corpo nazionale di polizia ambientale specializzato e coordinato a livello europeo con le altre forze nazionali. E in tutta risposta il Governo Renzi smantella il CFS, l’unico Corpo con le caratteristiche richieste da Eurojust, dimostrando ancora una volta che per questo Governo l’ambiente non è una priorità.

Emblematico ed inquietante il fatto che la mafia abbia brindato alla notizia che Renzi volesse sopprimere il CFS. Tale rivelazione è riportata in una intervista che Sergio Costa, il Comandante Regionale della Campania del CFS, ha rilasciato al Corriere del Mezzogiorno. In questa intervista shock Costa rivela che “un informatore ci ha raccontato che, il giorno in cui è stato annunciato lo smantellamento del Corpo Forestale, personaggi vicini alle ecomafie operanti tra Napoli e Caserta hanno acquistato dolci e spumante per festeggiare la notizia. Brindare non è un reato, per carità. Ma è un segnale, no?”

A sostegno del CFS, invece, si è unita la società civile rappresentata dalle associazioni animaliste, ambientaliste e dell’antimafia, dalla Chiesa cattolica con l’Ordine dei Frati Minori Francescani, addirittura dalle associazioni dei cacciatori (Fidc, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Eps, e Cncn) e da personalità di rilievo tra le quali Salvatore Settis (già rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa), Paolo Maddalena (Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale) e Franco Roberti (Procuratore Nazionale Antimafia). Quasi tutti i partiti di maggioranza e opposizione si sono dichiarati contrari alla soppressione.

Ma perché il Presidente Renzi vuole sopprimere il CFS? Come ha tentato finora di giustificare questa operazione? Dapprima ha parlato del risparmio economico derivante dalla soppressione e dall’accorpamento ad altra forza di polizia, senza però portare alcuno studio economico a supporto della tesi. Il sindacato UGL- Corpo Forestale dello Stato ha subito smentito il Primo Ministro con un proprio studio col quale ha dimostrato che il CFS costa allo Stato, al netto degli stipendi del personale, circa 30 milioni di euro l’anno e che ne fa “guadagnare” circa 28 milioni attraverso le sanzioni emesse. Ma il calcolo è comunque parziale perché se si considera l’attività di prevenzione che il CFS svolge, il risparmio per lo Stato, dovuto ai mancati danni, è molto maggiore rispetto al costo sostenuto. I 30 milioni del CFS, formato da circa 7800 unità presenti in 15 regioni, sono comunque briciole rispetto ai “carrozzoni” che Renzi vorrebbe tenere in piedi, ovvero i corpi forestali regionali. Lo studio dell’UGL-Corpo Forestale dello Stato fa emergere la scandalosa sproporzione dei costi tra il CFS e i corpi forestali regionali. Il costo totale annuo del CFS, comprensivo degli stipendi, è di 490 milioni mentre i corpi forestali regionali della Sicilia e della Sardegna, formati rispettivamente da 800 e da 1300 unità, costano 410 milioni annui (260 la Sicilia e 150 la Sardegna). In pratica queste due regioni spendono quasi quanto tutto il CFS, che è presente nelle 15 regioni a statuto ordinario.

La seconda giustificazione di Renzi è stata quella di evitare la sovrapposizione delle competenze tra forze di polizia. Anche qui è stato smentito dai fatti perché non si capisce perché il CFS debba chiudere e invece i corpi forestali regionali e le polizie provinciali, che hanno le medesime competenze, debbano rimanere in piedi.

La terza giustificazione è stata quella data dalla Ministra Madia e cioè che il CFS dev’essere soppresso in quanto trattasi del corpo di polizia più piccolo. Anche questa affermazione è facilmente smentibile dato che il DDL 1577 non tocca i corpi forestali regionali e le polizie provinciali, corpi di polizia che sono più piccoli del CFS.

Presidente Renzi, qual’è quindi il vero motivo? Le sembra normale che la mafia debba brindare alla notizia di questa sua decisione mentre la società civile si mobilita? Presidente lei da che parte sta?

Per fare pressione dal basso ho avviato una raccolta firme tramite il sito Change.org che ad oggi ha raggiunto la ragguardevole cifra di 59000 firme. L’obiettivo è arrivare a quota 100000. Questa petizione è diventata un luogo in cui è convogliata gran parte della protesta della società civile nonché degli stessi appartenenti del CFS. Alla protesta si aggiunge la proposta di accorpare nei ranghi attuali del CFS, le circa 90 Polizie Provinciali e i 6 Corpi Forestali delle regioni e province autonome. Si otterrebbe un unico Corpo Forestale nazionale, come richiesto da Eurojust, con 14/15 mila unità operative sul territorio.

Quando si parla di cifre facciamo attenzione a non confondere i famosi 30000 “forestali” siciliani e i tanti “forestali” calabresi diventati oggetto di scandali per i metodi di assunzione clientelare e per lo scarso rendimento. Questo personale non fa parte del CFS ma è alle dipendenze delle rispettive regioni con il compito di fare le manutenzioni dei boschi e in alcuni casi lo spegnimento degli incendi.

Un’altra precisazione da fare riguarda il falso mito che l’Europa vorrebbe un corpo di polizia per ogni Stato membro, pena il pagamento di multe salate. L’unica cosa che l’Europa chiede al riguardo è la creazione del numero unico di emergenza “112” prevista nell’art. 26 della Direttiva 2002/22/CE. Questo non vuol dire accorpare i corpi di polizia ma accorpare i vari numeri di emergenza (112, 113, 117 ecc…).

I 5 corpi di polizia nazionali (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e CFS) sono composti da 305000 unità in totale e il CFS rappresenta appena il 2,5% della somma. Se escludiamo la Penitenziaria e la Finanza, che non effettuano prioritariamente il controllo del territorio, il rapporto tra il numero di operatori di polizia ogni 100mila abitanti per l’Italia è di 341, per la Francia è 385 e per la Spagna 469. Questi dati forniti dal sindacato sopra citato smentiscono un altro falso mito che fa credere che in Italia ci siano troppi operatori di polizia rispetto agli abitanti.

In conclusione, le firme raccolte verranno consegnate a Renzi, o ad un altro rappresentante del Governo, tramite una consegna ufficiale seguita da una conferenza stampa. Ogni singolo contributo è importante. Sono certo che anche voi vi unirete a questa mobilitazione. Basta una semplice firma.

Non dobbiamo permettere ad un Governo non eletto da nessuno e ad parlamento incostituzionale di cancellare con un tratto di penna la storia bicentenaria del Corpo Forestale dello Stato!

Grazie

Raffaele Seggioli

Coordinatore della Campagna #SalviamolaForestale                                                                                  salviamolaforestale@yahoo.com

Sono 8mila, come i vigili di Roma. Tutelano ambiente e agroalimentare. Altro che tagli, l’accorpamento con la Polizia può avere delle sorprese.
di Marco Sarti “linkiesta.it” del 13.04.15

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«Fateci fare la differenza, vi serviremo bene». Comandante del Corpo Forestale dello Stato in Campania, da quindici anni in prima linea nella Terra dei Fuochi, il generale Sergio Costa lancia un appello ai parlamentari italiani. Tra pochi giorni a Palazzo Madama ripartirà l’esame della delega alla Pubblica amministrazione. Il provvedimento del governo che ipotizza l’assorbimento del Corpo all’interno di altre forze di polizia. È un progetto inutile, a sentire alcuni dei senatori di opposizione. «Persino pericoloso» conferma la presidente del gruppo Misto Loredana De Petris. In quasi due secoli di storia il Corpo Forestale ha sviluppato specifiche competenze ovunque riconosciute, che ora teme di veder disperse. Ma soprattutto, quella dell’esecutivo rischia di essere un’operazione inutile. Numeri alla mano, l’accorpamento dell’istituzione fondata nel 1822 da re Carlo Felice di Savoia rischia di non avere alcun effetto positivo per i conti pubblici (la spesa sostenuta per il funzionamento del Corpo è ampiamente compensata dalle sanzioni amministrative notificate). Anzi, nel breve periodo potrebbe persino rappresentare un’ulteriore spesa, che i diretti interessati hanno quantificato in almeno 25 milioni di euro.

Realtà specifica, si diceva. Il Corpo Forestale dello Stato è quotidianamente impegnato nella lotta alle ecomafie e nella tutela del territorio. Schierato a difesa di ambiente e agroalimentare, due realtà non proprio trascurabili del nostro Paese. Ma non tutti conoscono le eccellenze dei suoi nuclei specializzati: dedicati agli incendi boschivi, al bracconaggio, ai reati in danno agli animali. Senza considerare la sorveglianza dei parchi nazionali e le attività di contrasto – tanto per citare alcune realtà – a discariche abusive, inquinamento e traffico di rifiuti. Il tutto a fronte di un organico estremamente limitato. Per tutto il territorio nazionale, il Corpo Forestale dello Stato può contare su 8mila unità. Più o meno come i vigili urbani della città di Roma. A questi si aggiungono 1.340 operai che si occupano di 130 riserve naturali. Ranghi ristretti, da non confondere con le decine di migliaia di forestali assunti da alcune Regioni per la manutenzione dei boschi. Recentemente al centro di scandalizzate cronache giornalistiche.

E così in difesa del Corpo Forestale si è schierato un fronte composito. Ci sono le associazioni ambientaliste, ovviamente. Diversi esponenti politici, in maniera rigorosamente trasversale. All’incontro pubblico organizzato stamani a Palazzo Madama si sono presentati anche i rappresentanti di Slow Food. Nei mesi scorsi si è dichiarato contrario all’ipotesi del governo persino il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. «Sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria – il testo della sua audizione davanti alla commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – l’unico organismo investigativo in materia ambientale che disponga delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali». Una battaglia condivisa anche da 60mila concittadini, che in questi giorni hanno sottoscritto una petizione online per scongiurare la scomparsa del Corpo Forestale dello Stato. Del resto si tratta di una delle forze di polizia più amate, capace di riscuotere la fiducia di almeno il 65 per cento degli italiani.

Certo, un dubbio viene. Una volta accorpato nella Polizia, il Corpo Forestale dello Stato non potrebbe proseguire ugualmente la sua missione? Del resto il disegno di legge, quando si occupa dell’«eventuale assorbimento», conferma la necessità di lasciare inalterate «la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti». Il primo a smentire questa ipotesi è il procuratore antimafia Roberti. A rischio c’è proprio la tutela dell’ambiente. Lo scorso novembre, nella citata audizione in commissione, il magistrato spiegava: «Noi paventiamo che questo eventuale assorbimento, che forse risponde a esigenze di finanza, potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo, che è il più diretto e stretto collaboratore nostro, come procura nazionale, e delle procure distrettuali». E ancora: «Riteniamo che il Corpo Forestale dello Stato debba mantenere una propria identità, perché attraverso il mantenimento dell’identità può sviluppare sempre meglio la propria conoscenza, la propria esperienza e la propria specializzazione, che non concerne soltanto i rifiuti, ma anche tutta la criminalità ambientale». È della stessa opinione il giornalista d’inchiesta Emilio Casalini. Autore, tra i tanti reportage, di alcuni servizi per la trasmissione Rai Report in tema di ambiente e rifiuti. «Nel mio lavoro – le sue parole durante un breve intervento a Palazzo Madama – continuo ad avere a che fare con esponenti del Corpo Forestale dello Stato. È vero, la loro attività ha un impatto fondamentale anche per le Procure, frutto di specifiche conoscenze e professionalità». L’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, oggi presidente della Fondazione UniVerde, conferma: «Disperderne le competenze significa danneggiare importanti inchieste: dalla Terra dei Fuochi a quelle per inquinamento, dissesto idrogeologico, semina illegale di Ogm, frodi alimentari, incendi, bracconaggio. Tutti reati rafforzati negli ultimi anni».

È difficile non rimanere stupiti dal contesto in cui è maturata la decisone del governo. L’addio al Corpo Forestale dello Stato arriva mentre il Parlamento sta approvando il disegno di legge sugli ecoreati. Una scelta giunta a pochi mesi dall’avvio di un Expo dedicato proprio all’agroalimentare. Una situazione per certi versi paradossale: stando ai dati, l’accorpamento non avrebbe neppure un tornaconto economico. Oggi il Corpo costa ai cittadini poco più di 490 milioni di euro l’anno. Fatti salvi i 460 milioni per il trattamento economico del personale – non in discussione – restano circa 30 milioni per il funzionamento dell’istituzione. Ebbene, questa spesa è totalmente compensata dalle irregolarità scoperte sul territorio. Nel quadriennio 2010-2013 la media delle sanzioni notificate dal Corpo Forestale dello Stato per illeciti amministrativi in materia di reati ambientali è stata di oltre 28 milioni di euro l’anno. 28.236.768 euro. A questa va sommata l’attività difficilmente “quantificabile”. Solo nel 2013 sono stati accertati 11.726 reati. Circa 300 le persone denunciate nello stesso periodo per il reato di incendio boschivo.

Il danno e la beffa. Come denunciano i diretti interessati, uniformare il Corpo Forestale dello Stato a un’altra amministrazione avrebbe dei costi significativi. Merito di alcune voci di spesa secondarie, ma non per questo meno rilevanti. Confrontando le ultime gare d’appalto, ad esempio, si scopre che solo la sostituzione delle divise per le circa 8mila unità di personale, avrebbe un impatto per oltre 12 milioni di euro. Altri milioni di euro, poi, sarebbero necessari per “ridipingere” e uniformare le 1700 unità del parco mezzi (al netto dei veicoli speciali come i cingolati). E circa 2 milioni di euro per la simile conversione cromatica della flotta aerea. Infine servirebbero almeno 1,5 milioni di euro per un minimo corso di riqualificazione del personale. Della durata – davvero accelerata – di cinque giorni l’anno ciascuno. Il tutto per un costo totale di quasi 25 milioni di euro. Alla faccia della spending review.

Non solo. L’eventuale scomparsa del Corpo Forestale dello Stato finirebbe per non risolvere la questione delle sovrapposizioni istituzionali. Le funzioni di polizia ambientale, infatti, rimarrebbero in capo a diversi soggetti. Il Noe (Nucleo Operativo Ecologico) dei carabinieri, l’Ispra, la Capitaneria di Porto. Ma anche i corpi di Polizia provinciale e i corpi Forestali delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome, che un emendamento alla delega in discussione al Senato ha risparmiato dall’assorbimento. Insomma, anche in caso di riforma «rimarrebbero inalterate duplicazioni, sovrapposizioni e soprattutto costi». La soluzione? Perché non accorpare nel Corpo Forestale dello Stato i Corpi di polizia provinciale? «Per fare una vera riforma – spiega Pecoraro Scanio – e ottenere veri risparmi, si dovrebbero assorbire nel CFS le circa 100 polizie provinciali ambientali e, magari, realizzare anche una federazione con i corpi Forestali di regioni e province autonome, creando una cabina di regia nazionale che consenta di economizzare e migliorare l’efficienza degli interventi».

Riportiamo la comunicazione dal sito del Corpo Forestale dello Stato.

LA CONFERENZA AL SENATO DELLA REPUBBLICA, PER SENSIBILIZZARE I SENATORI SUL RUOLO FONDAMENTALE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO PER IL FUTURO DELL’AMBIENTE E DEL PATRIMONIO NATURALISTICO ITALIANO SARÀ TRASMESSA ALLE ORE 12 DIRETTA STREAMING

Ispettorato Generale

Roma, 10 aprile 2015 – La conferenza al Senato della Repubblica del prossimo 13 aprile pone l’attenzione sul futuro del Corpo forestale e sul ruolo indispensabile che svolge nella tutela dell’ambiente e del territorio.
Numerose Associazioni ambientaliste e animaliste ma anche del sociale, hanno manifestato apertamente il loro dissenso verso una riforma che rischia di disperdere la specificità e l’eccellenza del Corpo forestale dello Stato e dei suoi Nuclei specializzati, comprovata anche  in situazioni emergenziali quali la “Terra dei Fuochi” e la diffusione della “Xylella”, il batterio killer che rischia di compromettere la produzione olearia italiana.
Le attività di contrasto ad inquinamenti, OGM, agropirateria, ecomafie, incendi boschivi, dissesto idrogeologico, bracconaggio e di tutela della biodiversità e delle specie protette saranno al centro del dibattito di lunedì al Senato.
Interverranno, Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto del Senato della Repubblica, Fulvio Mamone Capria, Presidente della LIPU, Sergio Costa e Giuseppe Vadalà, Comandanti rispettivamente per la Campania e Toscana del Corpo forestale dello Stato, Francesca Rocchi, Vice Presidente di Slow Food Italia, Frate Fabrizio Ciampicali, dell’Ordine dei Frati Minori Francescani e Francesco Campanella del Gruppo Misto.
La diretta sarà visibile in streaming anche sul canale YouTube del Corpo forestale dello Stato.

Col disegno di legge sul riordino della pubblica amministrazione l’esecutivo prepara anche il futuro della tutela dell’ambiente. Il ministro Madia: “Puntiamo a razionalizzare, cancellando le duplicazioni”. Resta l’incognita di chi tutelerà le 130 riserve naturalistiche dello Stato.

Repubblica.it del 02 aprile 2015161151066-45a930c9-ed63-446e-bcb3-13e8396d90ad

RISTRUTTURARE le forze di polizia a tutela dell’ambiente e il Corpo Forestale dello Stato o, eventualmente, assorbirle altrove? Sembrerebbero operazioni in contrasto l’una con l’altra, eppure, nell’ambito della piena delega che il Governo chiede al Parlamento con il Disegno di Legge sulla riorganizzazione della Pubblica Amministrazione a firma dei ministri Madia e Padoan, al voto nei prossimi giorni, la questione si presenta come un assegno in bianco che, oltre i diretti interessati, preoccupa non poco le associazioni ambientaliste e animaliste. Tanto da aver motivato, nei giorni scorsi, una giornata di manifestazione pacifica davanti a Senato e Montecitorio. Appaiono ancora oscure, infatti, le intenzioni riguardo il futuro delle forze schierate in difesa della natura, di cui semmai ci si auspicherebbe il potenziamento, visto che i nostri fragili ecosistemi non riguardano solo la sopravvivenza delle altre specie, ma anche e sempre più il benessere della nostra.

Spiega Marianna Madia, Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione: “Anzitutto bisogna chiarire: assorbire il Corpo forestale dello Stato vuol dire razionalizzare la catena di comando, snellire la burocrazia e valorizzare meglio le professionalità. Non significa ridimensionare, né marginalizzare, né tantomeno ridurre i posti di lavoro o le funzioni, fondamentali, di tutela dell’ambiente e del territorio”.

Ineccepibile, fin qui, ma come si pensa di rendere operativa l’impresa, vista l’eccezionale specificità  delle competenze del Cfs? Anti bracconaggio, Cites (contrasto ai traffici di specie protette), anti incendi, soccorso alpino, fino alla cura diretta delle 130 riserve naturalistiche dello Stato (all’interno delle quali lavorano con contratti a tempo indeterminato e stipulati con il Cfs  1.400 operai) autentici gioielli di biodiversità.

“Tutti gli interventi di riforma, dall’attuazione della legge Delrio, al disegno di legge Boschi di riforma del Titolo V, sino al disegno legge di riforma della PA hanno un obiettivo comune: uno Stato più semplice e snello. Puntiamo a razionalizzare, cancellare duplicazioni e semplificare per aumentare la qualità e la trasparenza dei servizi offerti ai cittadini, con regole e tempi certi. Uno dei punti importanti della riforma è costituito appunto dalla razionalizzazione delle funzioni di polizia, non solo attraverso l’eliminazione di sovrapposizioni di competenze e il riordino delle funzioni in materia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, ma anche mediante la riduzione a quattro dei Corpi esistenti, con assorbimento del Corpo forestale dello Stato. Sarà inoltre rivista  la gestione dei servizi strumentali dei corpi di polizia, attraverso una loro gestione associata”.

In quale corpo di polizia, però, ancora non è dato sapere, come pure rimane assai incerto il destino della Polizia Provinciale, anch’essa impegnata in modo capillare sul territorio nell’applicazione delle normative circa la tutela di ambiente e animali:  “Nella discussione in Senato la Commissione Bilancio ha posto, come condizione per l’approvazione del riordino delle polizie provinciali, l’esclusione della confluenza del loro personale presso le forze di polizia statali. Premesso questo, nel processo di attuazione della legge Delrio e nel seguito del percorso parlamentare del Ddl, valuteremo in maniera approfondita tale aspetto, anche rispetto alle funzioni che gli enti di area vasta manterranno nel nuovo assetto”.

D’altro canto, all’articolo 7, il Ddl chiede nel merito carta bianca: “… riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente e del territorio, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, con riorganizzazione di quelle del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento delle medesime in quelle delle altre Forze di polizia, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti”  e c’è addirittura chi, in quel termine “eventuale” legge una richiesta impropria da parte di un Governo che finora, in termini di difesa della natura, si è dimostrato più che inadeguato, sdoganando semmai trivelle e ulteriori cementificazioni in nome dello Sblocca Italia, nonché gli emendamenti filo venatori dei senatori Pd.

“Sono pienamente d’accordo sulla assoluta strategicità del tema ambiente per il futuro delle persone e per lo sviluppo del Paese. Ma dissento” obietta il ministro Madia “riguardo l’impegno di questo Governo. Proprio nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato sul proprio sito un documento che riepiloga tutto il lavoro fatto in un anno e cito, tra le molte cose, i 7 miliardi investiti sul piano nazionale contro il dissesto idrogeologico”.

Trattasi in realtà di un programma da svilupparsi, assieme al finanziamento, in sette anni, tentando  –  finalmente ? – prevenzione e adattamento del territorio sulla scorta di recenti alluvioni e calamità. Educazione ambientale, investimenti sulle risorse naturalistiche rimangono invece, più in generale, concetti troppo moderni per la politica di Renzi, paradossalmente indifferente alla prima emergenza planetaria.

Frattanto, riguardo il futuro del Cfs, nell’ipotesi di un accorpamento con Carabinieri o Polizia di Stato sono a oggi misteriose le modalità del passaggio. Nella seconda ipotesi, che appare tuttavia poco probabile, c’è chi spera in un grande dipartimento ambientale simile alla polizia Stradale. Altri poi si interrogano sulla sorte dei numerosi comandi di stazione, gli unici in zone rurali e montane impervie e, non da ultimo, pende l’interrogativo sulle 130 riserve naturalistiche statali, un patrimonio imprescindibile degli italiani che necessita di ferrea protezione e, in questi tempi deliranti, nessuno vorrebbe veder prestato o ceduto a iniziative inopportune.