Misterioso episodio in Catalogna: un 28enne si è costituito raccontando di aver ucciso due guardie forestali a fucilate

Ivan Francese – Dom, 29/01/2017 – 20:04 il Giornale

Deve rispondere di duplice omicidio, il cacciatore catalano Ismael Rodriguez. L’uomo, di 28 anni, è accusato di aver ucciso a fucilate due guardie forestali che gli chiedevano la sua licenza mentre stava cacciando nelle foreste vicino a Lleida, in Catalogna.

L’uomo si sarebbe costituito ieri alle autorità spagnole, raccontando una storia che ha dell’incredibile e che sta tenendo col fiato sospeso tutto il Paese iberico: due ranger trentanovenni, David Iglesias e Xavier Ribes, hanno fermato il cacciatore nei pressi della località di Aspa chiedendogli di scaricare il fucile e di mostrare loro il porto d’armi.

A questo punto Rodriguez, che si trovava in possesso di un porto d’armi valido ma non adatto al tipo di arma che stava portando, avrebbe perso la testa e aperto il fuoco verso i due ranger. L’assassino ha spiegato alla polizia di “non ricordare” il momento dello sparo e che il suo ultimo ricordo distinto sarebbe stato quello del momento in cui le guardie forestali gli chiedevano di scaricare l’arma.

Secondo El Pais l’uomo era già stato segnalato due volte alle aurorità, ma il ministro degli Interni della Catalogna invita a “non demonizzare” l’intera comunità dei cacciatori.

da il manifesto del 21/01/2017 di Matteo Bartocci

La burocrazia ferma gli elicotteri. Mezzi e piloti chiusi nelle basi, «spacchettati» nel limbo tra Vigili del fuoco e Carabinieri

Dopo le polemiche delle ultime ore, gli elicotteristi di Rieti non parlano volentieri. Non ci stanno a passare per piantagrane e tantomeno vogliono criticare i colleghi in prima linea: «Vigili del fuoco, carabinieri, il soccorso alpino, guardia di finanza, stanno facendo un lavoro pazzesco, c’è chi rischia letteralmente la vita per portare un po’ di fieno e di conforto a chi è in difficoltà, scrivetelo questo».

Serpeggia però tra chi è operativo un malumore, si sussurra di provvedimenti disciplinari, di tentativi di coprire la verità.

Ma la verità è semplice: gli elicotteri della Forestale, quelli bianchi e verdi per capirci, non volano più. Dal 1 gennaio sono a terra. Chiusi negli hangar. Non per volontà dei comandi o degli equipaggi ma per noncuranza del governo, che non ha ancora firmato i decreti attuativi della riforma Madia in cui uomini e mezzi dell’ex Forestale sono passati un po’ ai Carabinieri e un po’ ai Vigili del fuoco. Né ha approvato una proroga per una riforma che come vedremo è molto complessa.

Nelle zone terremotate si vedono elicotteri militari, della finanza, della polizia, dei vigili del fuoco ovviamente e perfino della guardia costiera. Ma della Forestale – finora – nessuno.

«Il problema è politico, siamo tutti demoralizzati, in piena emergenza neve, black out e terremoto non possiamo fare nulla», raccontano alcuni elicotteristi ex Forestale finiti in ferie forzate o chiusi nelle basi a non fare nulla. E dire che fino a dicembre volavano ovunque: dal cratere terremotato di Amatrice fino al servizio antincendio in Sicilia che era finito ai privati e invece è stato affidato alla Forestale a un terzo del costo. Tutto finito a capodanno. Per noncuranza. Per sottovalutazione.

Chi fa le riforme in parlamento poi non si preoccupa di attuarle sul campo.

Mercoledì il soccorso alpino – ignaro del problema – aveva chiesto l’intervento degli elicotteri della Forestale per un intervento di soccorso nel teramano. Ma dalla base di Rieti non si è potuto far nulla. Non che fossero di per sé risolutivi ma certo facevano comodo elicotteristi con centinaia di ore di volo alle spalle e decenni di servizio.

Un elicottero NH 500 della Forestale (foto d'archivio)
Un elicottero NH 500 della Forestale (foto d’archivio)

L’Arma fa sapere che 3 elicotteri NH nei giorni scorsi non potevano lavorare per le pessime condizioni meteo, una tesi che gli esperti smentiscono (leggi per esempio qui e qui): «Al Rigopiano di sicuro non si arrivava ma nella neve lavoriamo normalmente. Anche per portare fieno o medicinali ad esempio». Altri erano «in manutenzione» e dunque non operativi.

Ma che tipo di manutenzione? Secondo i tecnici, gli elicotteri non possono stare fermi per più di 5 giorni. In gergo, devono essere «preservati». Dalla base assicurano che è stato fatto e che gli elicotteri possono volare.

Perché sono fermi allora? «Per la burocrazia», rispondono.

Perché il passaggio dal «mondo» civile a quello militare impone interventi ad esempio sui sistemi tecnici e di comunicazione. Lavorazioni specializzate e costose, l’agenzia Agenparl stima oltre 2,4 milioni di euro di costi extra solo per l’adeguamento tecnico.

E poi c’è il personale, che una volta «spacchettato» deve apprendere le «Pos», le procedure operative standard dei nuovi corpi di appartenenza, carabinieri e vigili del fuoco. Un addestramento che non è mai nemmeno cominciato nonostante la riforma sia stata approvata la scorsa estate. E i brevetti di volo Enac, che devono essere omologati dalla Difesa e dal Viminale.

Nulla di insormontabile o imprevisto.  I decreti sarebbero perfino pronti.

È la burocrazia che ferma mezzi e uomini che fino a tre settimane fa volavano e intervenivano secondo le proprie competenze. Che oggi non esistono più.

«La Forestale aveva il vantaggio di essere un corpo piccolo, poliedrico, con una catena di comando corta, perciò potevamo intervenire rapidamente in più contesti – spiega un operativo di lungo corso – oggi siamo tutti in un limbo. Il governo o conclude la riforma attuandola o deve prorogare il passaggio di almeno 6 mesi».

Qualcuno spera ancora di essere impiegato: «Se nei prossimi giorni vedrete volare un elicottero verde e bianco, sarà perché qualche comandante si è assunto la responsabilità del decollo, siamo tutti uomini dello stato, se c’è da partire partiamo».

Il governo – oltre a elogiarle – ha il dovere di rispondere a queste persone e verificare cosa non ha funzionato.

di Luisa Mosello DA IL MESSAGGERO

Il Corpo Forestale dello Stato da oggi 1° gennaio non esiste più. L’inizio del nuovo anno segna la fine formale dell’attività degli uomini che fino a ieri si occupavano della tutela e della protezione dell’ambiente. Lo facevano dal 1822 quando per opera di re Carlo Felice era nata l'”amministrazione forestale”. Che diventa Corpo Reale delle foreste con l’Unità d’Italia, poi viene soppresso e militarizzato nel 1926 da Benito Mussolini, che istituisce al suo posto la Milizia Nazionale Forestale. Quindi nel 1948 la nascita del Corpo forestale dello Stato come lo conosciamo.

In realtà non si stratta di una vera sparizione perché i 7 mila agenti verranno assorbiti all’interno dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia. In virtù di un decreto legislativo più ampio sulla razionalizzazione delle forze di polizia entrato in vigore lo scorso settembre nell’ambito della riforma Madia della pubblica amministrazione. Significa diventeranno militari a tutti gli effetti (alcuni andranno nel corpo dei Vigili del Fuoco e altri anche nella Guardia di Finanza). Cosa che ha sollevato non poche proteste da parte degli animalisti e degli ambientalisti: associazioni come il Wwf, la Lipu, la Lav e l’Enpa sono sempre stati contrari a questo tipo di soppressione-trasformazione definendola un “regalo a ecomafie e zoomafie”. E tentando di scongiurarlo anche attraverso una petizione on line che però non ha avuto gli effetti sperati.

Fra le attività che, secondo le organizzazioni a tutela dell’ambiente, potrebbero essere a rischio: il controllo sull’attività venatoria e la prevenzione e repressione delle violazioni in materia di benessere degli animali.

Nel Lazio a Sabaudia, in provincia di Latina, l’ammainabandiera oggi pomeriggio con il saluto del comandante: «Signori, buona fortuna. Evviva il Corpo forestale».