Il decreto che cancella la Forestale è ancora un mistero

l43-marianna-madia-matteo-140314110436_big

Si è consumato, nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, il tentato assassinio del Corpo Forestale dello Stato. Gli indiziati del delitto sono Renzi, il ministro Martina e la ministra Madia. Restano ignoti (e oscuri) i mandanti.

Di certo nessuno (a parte i tre indiziati) finora aveva dichiarato pubblicamente che il Corpo Forestale dello Stato fosse un problema per l’Italia. Nessun gruppo organizzato o categoria sociale si erano espressi pubblicamente per promuovere il piano omicida.

Al contrario una grandissima parte della società civile si è espressa a favore del potenziamento del CFS attraverso la petizione sul sito www.change.org/forestale e con pubbliche dichiarazioni sui media di personalità di rilievo di vari settori (don Ciotti e Saviano ad esempio).

Sappiano gli assassini che, per loro (s)fortuna, la vittima non è ancora morta. Sarà il popolo che la riporterà in vita e un “giudice a Berlino” che ne stabilirà la sua riagibilità.

Uno dei tre indiziati poi, tal Maurizio Martina, che a suo vantaggio può annoverare l’alibi di essere stato da mesi lontano dalla vittima, ha inviato ai suoi 7500 appartenenti (che non hanno ancora ricevuto il testo ufficiale del decreto) una lettera di commiato con la quale viene fatto credere che la “reincarnazione” del CFS in un altro corpo (questa volta militare) fosse l’unica possibilità di rinascita per il cadavere.

Per noi l’unica rinascita consisterà nella bocciatura dei decreti, sommersi da una montagna di ricorsi.

Noi non molliamo!!! W la Forestale!!

lettera-martina-ai-forestali

https://www.change.org/p/campagna-salviamolaforestale?recruiter=38361309&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

Dal Messaggero di Giovedì 21 Gennaio 2016

Con l’approvazione della Riforma della Pubblica Amministrazione nasce il Comando per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, attraverso la riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato all’interno dell’Arma dei Carabinieri. Lo rende noto il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. «Con la riforma – dichiara il ministro Maurizio Martina – riorganizziamo le funzioni di polizia impegnate sul fronte agroambientale, dotando l’Italia di una moderna struttura in grado di assicurare sempre meglio prevenzione e repressione su questo fronte. Uniamo le forze e potenziamo gli strumenti operativi. Il nuovo Comando assicurerà professionalità, specializzazione e un ramificato presidio del territorio rappresentando di certo una delle esperienze più avanzate d’Europa».

L’Arma dei Carabinieri, per il modello organizzativo e operativo di presidio del territorio – sottolinea il Mipaaf -, garantisce il più alto livello di potenziamento della tutela agroambientale. Negli anni proprio i Carabinieri hanno sviluppato anche competenze specifiche in questo campo con Nuclei specializzati come i Nac (Nucleo Anticontraffazioni Carabinieri) e Noe (Nucleo operativo ecologico), oltre all’attività dei Nas (Nucleo anti sofisticazioni). Viene potenziato – prosegue il Mipaaf – il livello di presidio del territorio attraverso il rafforzamento dell’attuale assetto con la cooperazione della capillare rete di strutture dell’Arma, delle sue capacità investigative e delle sue proiezioni internazionali per le attività preventive e repressive.

Nel nuovo comando viene assicurata la specializzazione attraverso l’impiego del personale del Cfs – continua il Mipaaf – e anche i nuovi immessi verranno specificamente formati, così da garantire un alto livello professionale nelle materie agroambientali. Il personale mantiene le competenze possedute e viene impiegato nell’attuale sede di lavoro e incarico ricoperto.

Nascono per questa ragione i Ruoli forestali nell’Arma. Anche le progressioni di carriera vengono salvaguardate rispettando i criteri attualmente esistenti. La riorganizzazione prevede poi il trasferimento di 750 agenti ad altre forze di polizia o amministrazioni. Con la riorganizzazione del Cfs e le altre misure contenute nel decreto legislativo – conclude il Mipaaf – vengono efficientati i costi di gestione. Il nuovo comando è posto alle dipendenze funzionali del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali a conferma dello stretto collegamento del comparto di specialità con le competenze, le tematiche e gli obiettivi del Ministero

 

Per Legambiente, Greenpeace e Libera eliminare il corpo che conta 8.500 dipendenti (da non confondere con le decine di migliaia di operai forestali) equivale a depotenziare la tutela dell’ambiente. Il procuratore antimafia Franco Roberti: “Si toglie all’autorità giudiziaria l’unico organismo che smaschera i crimini ambientali”. In più non è chiaro come si tuteleranno le riserve naturali

“Tana libera tutti”. Traffico di rifiuti, abusi edilizi, incendi boschivi: il governo rischia di spianare la strada agli ecoreati, spiegano le associazioni ambientaliste. Un decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione riguarderà il Corpo forestale dello Stato. E sancirà il suo accorpamento all’interno dell’arma dei carabinieri per evitare sovrapposizioni e sprechi. Il corpo conta circa 8.500 dipendenti in tutta Italia, specializzati nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. Questi operatori non vanno confusi con gli operai forestali, oltre 10mila in Calabria e più di 28mila in Sicilia, che non hanno la professionalità degli agenti del Corpo. E che non saranno toccati in alcun modo dalla riforma Madia, pur richiedendo alle casse pubbliche uno sforzo che vale centinaia di milioni di euro ogni anno.

Invece la mannaia si abbatterà sugli specialisti della lotta agli ecoreati: una soluzione non gradita alle associazioni che si battono per la tutela dell’ambiente, come Legambiente e Greenpeace, ma anche a quanti si occupano di lotta al crimine organizzato, come il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e l’associazione Libera. “La soppressione del Corpo forestale può apparire come un ‘tana libera tutti’ – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – In che modo si passa da un corpo civile, come quello forestale, a un corpo militare? Il rischio è che molti decidano di proseguire la loro carriera altrove, in un altro comparto della pubblica amministrazione. E il corpo perderebbe pezzi, mentre gli agenti forestali sono già sottodimensionati. In questo senso, perderebbe forza la tutela ambientale”.

E rilancia: “Noi da sempre chiediamo che nasca una polizia ambientale, come una direzione antimafia sugli ecoreati, un’organizzazione delle polizie per lavorare in maniera congiunta”. Sulla stessa linea le parole di Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. “Il nostro timore è che l’accorpamento porti a un abbassamento della guardia sui reati ambientali – spiega l’attivista – La diluizione del Corpo forestale nei carabinieri fa perdere una specificità. E se lo Stato reagisce di meno, non è certo un incentivo a ridurre i comportamenti illegali“. A chiudere il cerchio ci pensa Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia: “Non capisco l’utilità di questo accorpamento, non credo che possa essere funzionale a un risparmio economico. E anche se fosse, un risparmio a spese dell’ambiente non sarebbe effettivo, perché poi spenderemmo di più a spegnere incendi o procedere a bonifiche”.

A rafforzare i timori delle associazioni ci sono i numeri degli ecoreati in Italia. Come spiegato dall’ultimo rapporto Ecomafie, a cura di Legambiente, nel 2014 sono stati accertati 29.293 reati in campo ambientale, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora, in leggero aumento rispetto all’anno prima. Questo genere di crimini ha fruttato agli ecodelinquenti un bottino pari a 22 miliardi di euro, 7 in più rispetto all’anno precedente.

Oltre alle associazioni ambientaliste, anche chi combatte la mafia si dimostra preoccupato dalla scomparsa del Corpo forestale. In un’audizione al Senato, nel novembre 2014, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha spiegato che “noi siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”. E sullo specifico tema dell’accorpamento, il procuratore ha aggiunto che l’operazione “potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo”. E ancora più esplicito è stato don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera: “Perdere il Corpo forestale dello Stato significherebbe indebolire la forza dello Stato contro le mafie”. Infine don Maurizio Patriciello, in prima linea contro la camorra nella Terra dei fuochi, ha chiesto al premier Matteo Renzi di non sciogliere il Corpo forestale dello Stato perché “togliercelo adesso significherebbe tagliarci le gambe”. Una decisione del genere, ha spiegato il sacerdote, “sarebbe una tragedia in questi anni, nella Terra dei fuochi, tutto quello che è stato possibile fare lo abbiamo fatto grazie alla Forestale”.

Ma i compiti del Corpo forestale non si esauriscono con la prevenzione e la repressione dei reati. C’è anche la difesa della biodiversità. Dall’isola di Montecristo al Circeo, dall’Aspromonte alla Majella, in Italia sono 130 le riserve naturali sotto la tutela degli Uffici territoriali per la biodiversità (Utb). Qui lavorano 1.500 operai forestali, anch’essi parte del corpo, che si prendono cura di flora e fauna in aree particolarmente delicate. L’accorpamento ai carabinieri ha messo in allarme anche questi lavoratori, che il 13 gennaio hanno manifestato davanti al ministero delle Politiche agricole, con una delegazione poi ricevuta al dicastero. “Il nostro timore era che lo Stato volesse cedere queste aree alle Regioni – spiega Giovanni Mininni, segretario nazionale Flai Cgil – Ci hanno assicurato che resteranno allo Stato, ma se ne occuperanno i carabinieri. Il ministero ci ha anche garantito che verrà assicurata la specificità di queste zone. Ma per capire come si farà, dobbiamo aspettare il testo del decreto”.

 

QUESTO TAVOLO INTERESSERA’ ANCHE LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO ?

Assemblea del personale del CFVA, quale futuro per il Corpo Forestale Sardo? Lo Stato è pronto all’apertura di un tavolo istituzionale con le Regioni a statuto Speciale che coinvolgerà nell’importante riforma della pubblica amministrazione, anche il personale del Corpo Forestale e di vigilanza Ambientale della Regione Sardegna, oltre che il personale degli altri Corpi Forestali delle Regioni e Province Autonome. Questo è quanto è emerso durante l’assemblea dove ha partecipato con un lungo e approfondito intervento l’On.le Francesco Sanna, supportato tra l’altro da un messaggio video del sottosegretario di stato alla pubblica amministrazione On.le Angelo Rughetti proiettato durante i lavori dell’assemblea che si è svolta a Cagliari presso i locali C.R.F.P. (ex Cisapi), alla quale hanno partecipato tantissimi operatori del C.F.V.A., e nella quale è intervenuto anche l’On. Gianpietro Comandini del Consiglio Regionale della Sardegna, che ha manifestato il proprio impegno per una seria riforma del CFVA.
I SINDACATI. «La nostra organizzazione sindacale Fendres-Safor – spiega Ignazio Masala – dal giorno della sua nascita ha lavorato affinché anche il personale del Corpo Forestale Sardo così come sta avvenendo in ambito nazionale con il Corpo Forestale dello Stato, venga inserito nel processo di riforma a seguito della Legge Madia (L.124/2015), anche perché oggi i reati ambientali tra cui il traffico di rifiuti di ogni genere, le speculazioni sugli impianti delle energie rinnovabili, l’abusivismo edilizio, le contraffazioni alimentari, sono reati che oltrepassano i confini della nostra Isola e anche quelli nazionali, necessitano di una forza di polizia adeguata, una migliore organizzazione e specializzazione in campo nazionale senza le inutili e dispendiose sovrapposizioni locali e le distaccate duplicazioni di enti, corpi, agenzie che agiscono per conto proprio, talvolta arrivando persino a contrastarsi. La Sardegna – prosegue Masala – non può isolarsi come affermato dallo stesso On.le Rughetti nel suo intervento video: “penso sia sbagliato che le Regioni a Statuto speciale restassero isolate o non cogliessero l’opportunità che questa riforma sta dando..” Un gran numero di personale oggi in attività nel CFVA vuole continuare a svolgere il proprio lavoro nella propria Isola con una maggiore professionalità e con una migliore organizzazione, nella futura e ormai prossima Polizia Ambientale Nazionale, così da poter continuare a contribuire con il proprio lavoro a salvaguardare il patrimonio ambientale, alimentare … beni di inestimabile valore sempre più sfruttati – ha concluso Ignazio Masala – senza scrupoli per esclusivi interessi economici di taluni a scapito di tutti i cittadini». (Alessandro Congia Castedduonline.it)

Dal sito uglcorpoforestale.it del 27 dicembre 2015

(ANSA) – ROMA, 27 DIC – «Prendiamo atto del rinvio della pubblicazione del decreto legislativo sulla riorganizzazione delle funzioni di polizia e, nelle more della ripresa del confronto, sospendiamo per il momento tutte le iniziative di protesta programmate, a partire da quella che avevamo previsto per oggi a Pontassieve». È quanto affermano in una nota le segreterie nazionali dei sindacati dei forestali Sapaf, forestaleUgl-Cnf, Snf, Cgil-Cfs e Dirfor. «Nell’auspicio che tale rinvio consenta – dicono i segretari Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Francesca Fabrizi e Maurizio Cattoi – una più profonda riflessione sul futuro del Corpo forestale, chiediamo nuovamente al presidente del consiglio Matteo Renzi di convocare le rappresentanze del personale per discutere nel merito i provvedimenti che riguardano il nostro futuro. La nostra proposta è sul tavolo e può essere sicuramente una valida alternativa da perseguire». «Ovviamente – concludono le organizzazioni sindacali – le nostre iniziative sono solo sospese, ma non esiteremo a riprenderle qualora il governo non intenda ascoltarci e voglia nonostante tutto confermare il malaugurato intento di militarizzare la forestale e la sicurezza ambientale».

FENALT                                                                                                     13 novembre 2015

DOBBIAMO REAGIRE TUTTI UNITI ORA O MAI PIU!!!

Il prossimo Mercoledì 18 novembre sarà un giorno importantissimo in cui dovremmo dimostrare che vogliamo un rinnovo contrattuale degno di questo nome, non la carità.

Mercoledì 18 dovrà essere un giorno pieno di forza, pieno di protesta e di riscatto della nostra dignità.

L’obiettivo sarà quello di far capire a ROSSI, che la realtà dei dipendenti pubblici non ha nulla a che fare con quella dei privilegi, con quella dei managers e dei Dirigenti. Forse i nostri politici che guadagnano cifre a 5 zeri non si rendono conto di quanto sia difficile oggi mandare avanti una famiglia magari con qualche figlio che studia o disoccupato. DOBBIAMO SPIEGARLO CHIARO MOSTRANDOCI FORTI E COESI, come sindacati, come dipendenti e se serve anche come elettori.

Siamo in tanti e per la prima volta abbiamo l’occasione di partecipare ad un evento organizzato e condiviso da TUTTI I SINDACATI. Una svolta storica in Trentino! Sfruttiamola.

A Trento, mercoledì prossimo all’Assemblea con corteo da Via Segantini (sala cooperazione) dovremo essere in tMaantissimi! Dovremmo esserci tutti!
Come Fenalt in particolare contiamo sulla partecipazione di tutti i nostri iscritti!

Chi, potendo, non darà il suo appoggio, toglierà forza alla nostra azione.

Ecco quindi un invito caloroso a tutti ad essere protagonisti ed a spronare i colleghi a fare altrettanto: sarà l’inizio di una battaglia per i nostri diritti e contro le iniquità.

Per la Segreteria FeNALT

Maurizio Valentinotti

Riceviamo oggi comunicazione dall’Ufficio Sviluppo Risorse Umane della PAT, che per il giorno 28 settembre p.v. è previsto un incontro per discutere e valutare proposte concrete relative all’orario del personale forestale. A questa riunione parteciperà un rappresentante di Forestali PAT. Vi terremo informati.

Il Consiglio Direttivo 

Forestali PAT
dal “ilfattoquotidiano” di martedì 22 settembre 2015

Ugl: “Da Madia un sacco di balle”. Cgil: “Non vi sarà nessuna riorganizzazione e nessun risparmio. Basti pensare a quanto costerà dotare il nuovo personale di divise e mezzi. Al massimo, avremo uno spezzatino di quello che era il corpo forestale. E il servizio non migliorerà”

di | 22 settembre 2015

Il decreto sta prendendo forma in queste ore: il corpo forestale dello Stato si avvia verso la soppressione e l’assorbimento nell’arma dei carabinieri. I dettagli arriveranno con il testo attuativo della riforma della pubblica amministrazione, approvata ad agosto. Intanto, il fronte sindacale si mobilita contro Marianna Madia, ministro della Funzione pubblica, accusata di “avere raccontato un sacco di balle”, prendendo in giro il parlamento, di mettere a repentaglio la lotta ai reati ambientali e alle ecomafie e di militarizzare un corpo di polizia civile.

Per il 25 settembre, Cgil, Cisl e Uil hanno convocato un’assemblea nazionale presso il ministero delle Politiche agricole, alle dipendenze del quale lavorano i 7mila uomini della guardia forestale. E anche il sindacato Ugl si unisce al coro di protesta delle sigle confederali. “E’ ormai evidente – spiega Danilo Scipio, segretario generale di Ugl corpo forestale dello Stato – che il ministro Madia, pur di ottenere i voti necessari a far approvare il ddl sulle amministrazioni pubbliche, ha raccontato al parlamento un sacco di balle sulla riorganizzazione del corpo forestale dello Stato”. Il sindacalista ricostruisce il dietro le quinte dell’operazione del governo. “E’ risaputo che su input della Presidenza del Consiglio, il comando generale dell’Arma e l’ispettorato generale del corpo stanno lavorando da tempo alla soppressione del corpo forestale”, prosegue Scipio. “E’ chiaro – conclude il sindacalista – che aver previsto l’assorbimento in altra forza di polizia quale mera eventualità è una presa in giro per il Parlamento e, soprattutto, per i cittadini italiani, che verranno privati dell’unica forza di polizia specializzata nella lotta ai reati ambientali ed alle ecomafie“.

Sulla stessa linea, anche i colleghi della Cgil. Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale Fp Cgil, spiega di essere contrario all’idea che “7mila persone siano militarizzate da un giorno all’altro”. Questa manovra, sottolinea una nota sindacale, provocherà “la perdita delle conquiste ordinamentali e contrattuali che hanno fin qui legittimamente consentito agli appartenenti al Corpo forestale dello Stato di esercitare i propri diritti sindacali e individuali di cittadinanza”. E anche da parte di Chiaramonte arriva l’attacco nei confronti del ministro Madia: “Dice bugie perché non vi sarà nessuna riorganizzazione e nessun risparmio. Basti pensare a quanto costerà dotare il nuovo personale di divise e mezzi. Al massimo, avremo uno spezzatino di quello che era il corpo forestale. E il servizio non migliorerà: temo per la sua sopravvivenza”. Ma alla base del provvedimento, nelle intenzioni del governo, c’è la volontà di evitare sovrapposizioni tra i vari corpi di polizia. “Se vogliamo cancellare le duplicazioni, sono d’accordo – risponde il sindacalista – Abbiamo anche avanzato delle proposte in merito. Ma le vere sovrapposizioni sono quelle tra carabinieri e polizia di Stato. Eppure nessuno ci vuole mettere mano”.

Infine, dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti arriva un avvertimento al governo. Il presidente Alessandro Bratti ha inviato una lettera al premier Renzi e al ministro Madia. Pur apprezzando la riforma, il deputato Pd ha sottolineato “l’assoluta esigenza di mantenere e potenziare l’attività di tutela dell’ambiente e di contrasto all’illegalità, espletato dal Corpo Forestale dello Stato”. La commissione si augura che “venga mantenuto il know how che caratterizza il Corpo forestale” e conclude: “Non possiamo permetterci un abbattimento o abbassamento di livelli di professionalità e specializzazione”.