Anche Brian May, storico chitarrista dei Queen, contro la ‘soppressione del Corpo Forestale dello Stato’. Da sempre impegnato per l’ambiente e animalista convinto, il musicista ha da poco firmato la petizione sulla piattaforma Change.org della campagna #SalviamolaForestale. “Ciao cari amici in Italia”, scrive May in un messaggio su Twitter, riportando un link alla petizione.

brian
La campagna #SalviamolaForestale, che ha raccolto ad oggi oltre 106mila sostenitori tra personaggi pubblici, associazioni, sindacati, politici ed enti, dice no alla soppressione del Cfs e al successivo ‘eventuale assorbimento in altra forza di polizia’ previsto dalla legge per la riorganizzazione della Pa approvata a inizio agosto. La campagna chiede piuttosto “di accorpare le Polizie Provinciali ed i Corpi Forestali delle Regioni e Province a Statuto Speciale (che attualmente sono alle dipendenze dei rispettivi Enti locali) all’interno del Corpo Forestale dello Stato (che attualmente è sotto organico con circa 7800 unità)”.

 

qui il link alla petizione: https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

dal sito uglcorpoforestale.it del 7 agosto 2015

La (eventuale) soppressione (di fatto) del Corpo forestale dello Stato stabilita con il cosiddetto “DDL Madia”, non è affatto – come molti stanno interpretando – un provvedimento finale e definitivo (e quindi operativo), ma è solo l’inizio di un percorso legislativo che deve ancora seguire altri iter entro i quali ci sono – dunque – spazi di interventi sociali e politici ancora tutti da mettere in campo. In altre parole, non è ancora affatto detta la parola definitiva. C’è ancora molto da dire. E da fare. E – dunque – non è vero che il CFS è già soppresso o “assorbito”. Oggi il Corpo forestale dello Stato è ancora a tutti gli effetti un corpo di polizia dello Stato ed opera a pieno titolo e regime. Domani pure. Tra qualche mese, vedremo… Ma vediamo di capire bene cosa sta succedendo, cosa deve ancora succedere e cosa possiamo fare per cercare di evitare questa incredibile soppressione/assorbimento che rappresenterebbe un colpo mortale per la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e degli animali, nonché un regalo spettacolare offerto su un piatto d’argento a tutti i criminali ambientali di ogni risma e specie.

Che cosa è il c.d. “DDL Madia”? Una legge già operativa? No. Come è noto, in base alla Costituzione, l’esercizio della funzione legislativa, ordinariamente esercitata collettivamente dalle due Camere, può essere delegato al Governo, nel rispetto di  espliciti vincoli sulla determinazione di principi e criteri direttivi, sul tempo limitato di validità della delega, entro il quale il Governo può esercitarla, e sugli oggetti e materie definiti. La legge delega è una legge ordinaria, approvata dalle Camere sempre con la procedura normale di esame e di approvazione diretta. Ed è proprio questo il c.d. “DDL Madia”: una legge delega… Questa delega è conferita al Governo ed il successivo atto avente forza di legge emanato dal Governo medesimo, di cui è fonte la legge di delega, è detto decreto legislativo (o anche decreto delegato).  Ed questo che deve ancora accadere per il Corpo forestale dello Stato. Ora è stata approvata soltanto la legge di delega al Governo,  che non dispone o rende operativa ancora nessuna soppressione del CFS o passaggio in altra forza di polizia. Questo provvedimento delega il Governo a scrivere ed adottare entro  12 mesi  uno o più decreti legislativi seguendo i criteri che sono stati approvati. Per quanto riguarda il CFS, i criteri direttivi che devono essere tenuti in considerazione quando si scriverà l’apposito decreto legislativo sono i seguenti (vale la pena leggerli con attenzione parola per parola…):
“Art. 8. (Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato).
1.Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per modificare la disciplina della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle agenzie governative nazionali e degli enti pubblici non economici nazionali. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
2.a) con riferimento all’amministrazione centrale e a quella periferica: (…) riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, ferme restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare e della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità esistenti, delle specialità e dell’unitarietà delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale; (…)

2) in caso di assorbimento del Corpo forestale dello Stato, anche in un’ottica di razionalizzazione dei costi, il transito del personale nella relativa Forza di polizia, nonché la facoltà di transito, in un contingente limitato, previa determinazione delle relative modalità, nelle altre Forze di polizia, in conseguente corrispondenza delle funzioni alle stesse attribuite e già svolte dal medesimo personale, con l’assunzione della relativa condizione, ovvero in altre amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nell’ambito delle relative dotazioni organiche, con trasferimento delle corrispondenti risorse finanziarie. Resta ferma la corresponsione, sotto forma di assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici, della differenza fra il trattamento economico percepito e quello corrisposto in relazione alla posizione giuridica ed economica di assegnazione.”

Attenzione al passaggio: “riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia”.

Dunque nulla è ancora prestabilito, scontato e definitivo. Si prevede “riorganizzazione” e solo “eventuale” assorbimento, e non si specifica ancora in quale “altra” forza di polizia. Si è – dunque – aperta in queste ore dopo l’approvazione del c.d. “DDL Madia” una importantissima mora temporale entro la quale c’è ancora tanto da fare, da dire e da intervenire. Il testo del decreto legislativo finale deve essere ancora scritto. Questo va sottolineato. E sarà solo quel testo che deciderà poi – alla fine – il destino del Corpo forestale dello Stato. Il problema è – dunque – a questo punto, come verrà scritto quel testo e chi siede al tavolo delle trattative per far scrivere il testo medesimo. Poiché sono in gioco valori costituzionali come la difesa dell’ambiente e della salute pubblica, ed è in gioco un intero corpo di polizia statale con le migliaia di operatori dipendenti che attendono una decisione che è relativa sia alla propria situazione personale, ma anche con riflessi diretti sulla propria operatività che va a incidere – appunto – direttamente su beni collettivi e preziosi come l’ambiente e la salute pubblica, riteniamo logico che da questo momento in poi ogni percorso da seguire sia dentro una casa di vetro con la partecipazione reale e penetrante di tutte le forze sociali interessate al settore ed in un quadro di trattive, azioni, proposte e decisioni pubbliche, condivise e solari e cioè aperte a tutti. Senza percorsi sotto tettoie, con un risultato poi finale a sorpresa maturato tra pochi e con un testo blindato del tipo prendere o lasciare. In questo contesto serve – dunque – oggi l’attiva e sentita partecipazione di tutti. E’ logico che in tale prospettiva il principale interlocutore istituzionale sono i sindacati del personale del Corpo forestale dello Stato, che in quest’occasione devono essere in assoluta unitarietà  e coesione di presenza al tavolo delle trattative per garantire ai propri dipendenti una decisione equa ed equilibrata sia per quanto riguarda – logicamente – le posizioni lavorative personali dei singoli forestali, ma anche in vista del fine sociale istituzionale che gli stessi perseguono  per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica e – dunque – portatori diretti di un interesse generale della popolazione. Il percorso di redazione del decreto legislativo finale senza la presenza attiva, ed il contributo fattuale, di tutti sindacati al tavolo di lavoro, sarebbe qualcosa di inconcepibile. Nel contempo è necessaria dal basso la partecipazione attiva e sentita di tutti gli operatori del Corpo forestale dello Stato in servizio che non devono in questo momento scoraggiarsi, ma devono trasmettere positiva energia verso le loro organizzazioni sindacali per facilitare la risoluzione di questo momento difficile a livello istituzionale. Un ruolo fondamentale, sempre in questa mora temporale, devono svolgerla le associazioni ambientaliste e animaliste, oltre a quello che è stato già messo in campo. Il contributo delle associazioni è assolutamente importante, anche per avviare una strada efficace di evoluzione istituzionale. Anche in questo caso, sarà necessaria una coesione unitaria e coesa di tutte le associazioni, che dovranno per forza di cose far sentire la loro voce al tavolo delle trattative. Ogni associazione ha un interesse legittimo diretto, perché in questa fase non si tratta soltanto del posizionamento lavorativo dei dipendenti del Corpo forestale dello Stato, ma del futuro reale e sostanziale dei controlli in materia di tutela ambientale, della salute pubblica, degli animali e del patrimonio agroalimentare. Quindi la legittimazione è logica e doverosa. Ma sarà necessario anche un contributo delle persone di cultura, intellettuali, esponenti scientifici ed universitari che – ritengo – non potranno sottrarsi dall’entrare in campo in questo delicatissimo momento in cui sono in ballo – appunto – valori essenziali che riguardano tutti i cittadini.
Gli esponenti politici che hanno realmente capito la situazione potranno offrire un contributo fondamentale, pur auspicando che ciascun esponente politico non tenda a richiudere la propri iniziativa sotto un’unica posizione di bandiera, per evitare malintesi di posizionamento partitico che nuocerebbero soltanto alla causa comune. Sarà corretto ed intelligente unirsi tutti, anche se appartenenti a schieramenti diversi, sotto un tetto terzo e trasversale per una reale azione comune. Insomma, a mio avviso non è finita, ma si inizia ora. Ed ognuno sa e come potersi e volersi posizionare. Ma la trasparenza del percorso e la solarità estesa dei contributi, proposte e decisioni appare essenziale. Su  questo tutti (o quasi) dovremmo essere d’accordo. (di Maurizio Santoloci – Diritto all’ambiente)

La battaglia si sposta sui decreti attuativi. I sindacati manifestano: «Vedremo in autunno»

Dal sito greenreport.it del 4 agosto 2015

sindacati forestale

Il ddl Madia, la contestata riforma della Pubblica amministrazione che prevede tra l’altro l’accorpamento non meglio precisato del Corpo Forestale dello Stato in un’altra forza (Carabinieri in pole), ha passato l’esame del Senato. Con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto, l’aula ha approvato la riforma, che ora dovrà essere declinata in decreti attuativi che la rendano operativa.

Il premier Matteo Renzi ha salutato la notizia twittando «Un altro tassello: approvata la riforma della P.A., #lavoltabuona. Un abbraccio agli amici gufi». Oggi in piazza però sono scesi coloro che i gufi, quelli veri, li tutelano nei boschi di tutta Italia: i forestali, che già parlano di “militarizzazione”.

I leader sindacali hanno convocato una manifestazione di protesta al Pantheon, a Roma: Lo scellerato progetto del governo – dichiarano Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Pompeo Mannone, Pier Giorgio Cortesi, Francesca Fabrizi, Massimiliano Violante, Elisabetta Morgante e Walter Rossi – non da’ certezze al futuro di chi, fino ad oggi, ha tutelato l’ambiente e contrastato i reati che lo danneggiano, lasciando in balia di non meglio precisati poteri occulti gli 8.000 Forestali che ancora oggi attendono chiarezza dal ministro Martina e dal Capo del Corpo forestale dello Stato».

A poco è servito anche l’appello rivolto a governo e parlamentari da una larga fetta di cittadini, e 17 associazioni di tutela ambientale, tutti schierati per l’integrità della Forestale. Le proposte alternative in campo, che erano presenti, sono state ignorate.

«Ma perché il Presidente Renzi – domandano dalla Campagna #SalviamolaForestale –vuole sopprimere il CFS? Come ha tentato finora di giustificare questa operazione? Dapprima ha parlato del risparmio economico derivante dalla soppressione e dall’accorpamento ad altra forza di polizia, senza però portare alcuno studio economico a supporto della tesi. Il sindacato UGL- Corpo Forestale dello Stato ha subito smentito il Primo Ministro con un proprio studio col quale ha dimostrato che il CFS costa allo Stato, al netto degli stipendi del personale, circa 30 milioni di euro l’anno e che ne fa “guadagnare” circa 28 milioni attraverso le sanzioni emesse. Ma il calcolo è comunque parziale perché se si considera l’attività di prevenzione che il CFS svolge, il risparmio per lo Stato, dovuto ai mancati danni, è molto maggiore rispetto al costo sostenuto. I 30 milioni del CFS, formato da circa 7800 unità presenti in 15 regioni, sono comunque briciole rispetto ai “carrozzoni” che Renzi vorrebbe tenere in piedi, ovvero i corpi forestali regionali. Lo studio dell’UGL-Corpo Forestale dello Stato fa emergere la scandalosa sproporzione dei costi tra il CFS e i corpi forestali regionali. Il costo totale annuo del CFS, comprensivo degli stipendi, è di 490 milioni mentre i corpi forestali regionali della Sicilia e della Sardegna, formati rispettivamente da 800 e da1300 unità, costano 410 milioni annui (260 la Sicilia e 150 la Sardegna). In pratica queste due regioni spendono quasi quanto tutto il CFS, che è presente nelle 15 regioni a statuto ordinario».

Nonostante il colpo incassato con l’approvazione del ddl Madia al Senato, i sindacati in rappresentanza della Forestale non si danno comunque per vinti. Il governo ora avrà 12 mesi per produrre i decreti attuativi, ed è su questo terreno che si sposta la battaglia: «Vedremo in autunno», tagliano corto dal Pantheon.

Dal sito wwwtargatocn.it di lunedì 20 luglio 2015, 11:31

Approvato in commissione un emendamento in tal senso del PD Carbone. In settimana l’intero pacchetto della riforma della PA all’esame della Camera, poi al Senato

La decisione non è ancora scritta, in quanto in attesa di approvazione definitiva della Camera dei Deputati e poi passare al Senato della Repubblica, ma sulla sorte del Corpo Forestale dello Stato sembrano esistere pochi dubbi: verrà abolito, la maggior parte del personale attualmente in forza assorbito dalla Polizia di Stato o dai Carabinieri (una parte anche dai Vigili del fuoco e dalle Pubbliche Amministrazioni) e molti dei mezzi oggigiorno in dotazione assegnati ai Vigili del Fuoco. Voilà.

I preziosi “angeli custodi” dei nostri boschi cadranno sotto i colpi di scure di una politica che si nasconde dietro una spending rewiew che sembra capace di affondare le lame delle forbici su tutto e tutti al di fuori dei veri sprechi, laddove questi esistono e proliferano quotidianamente sotto gli occhi di tutti.

Così sarà se verrà approvato un emendamento (già approvato in Commissione) del relatore alla riforma della Pubblica Amministrazione (Francesco Carbone, Partito Democratico) che, di fatto, delega il Governo a smembrare la Guardia Forestale, configurando l’operazione  come un ulteriore avanzamento del riordino delle forze di polizia e chiarisce che la soppressione del Corpo Forestale dello Stato dovrà essere messa in atto fermi restando gli “attuali livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare e della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità esistenti”.

Come questo avverrà, senza più poter contare sulla Guardia Forestale, è cosa tutta da scoprire. Si dice con la creazione di una Polizia Ambientale. Ma non erano i corpi di Polizia quelli che si volevano ridurre?

Nuovo articolo. Sempre riportato da https://salviamolaforestale.wordpress.com/

Incredibile quanto successo in Senato nella seduta del 30 aprile. Era prevista la votazione definitiva del DDL 1577 che prevede all’art. 7 comma 1 lettera a la soppressione del Corpo Forestale dello Stato. Le opposizioni, a cui va un sentito ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto, hanno cercato di far mancare il numero legale uscendo dall’aula. Eravamo ad un passo dal risultato perché il numero legale dei presenti era 145 e quello dei votanti 145. Che significa tutto questo? Che bastava che un senatore fosse uscito dall’aula per far si che il DDL non fosse approvato. Il risultato finale della votazione è stato quindi:

  • Numero legale: 145
  • Maggioranza: 73
  • Votanti: 145
  • Favorevoli: 144
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 1

Bastava quindi che quel genio che è rimasto in aula e che si è astenuto fosse uscito dall’aula per far cadere il DDL. Sapete chi è quel genio?

Ecco gli altri 144 complici del genio di cui sopra:

Bastava che uno di questi fosse uscito dall’aula. Scegliete voi chi è il traditore. C’è un’ampia scelta. Tra questi senatori ricordo che c’è chi ha firmato (o aveva promesso di farlo) la nostra petizione ovvero Josefa Idem, Stefania Pezzopane, Laura Puppato e Aldo Di Biagio. C’è la giornalista anticamorra Rosaria Capacchione (minacciata di morte dalla Camorra) che non ha seguito il consiglio del suo collega Roberto Saviano che chiedeva di salvare la Forestale. Poi ci sono tanti altri che a parole volevano difendere il Corpo Forestale dello Stato e di fatto hanno poi votato a favore della soppressione. Complimenti vivissimi.

Raffaele S. Coordinatore della Campagna #SalviamolaForestale

P.S. Ora la legge passa alla Camera che dovrà rifare tutto l’iter legislativo che potrebbe durare mesi. La nostra raccolta firme prosegue più forte di prima. Potete firmare la petizione su questo sito  https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

Ci segnalano, e pubblichiamo dal sito: www.salviamolaforestale.wordpress.com

DESIDERATA CIVIUM

Il cittadino medio
non sa il nome del 34° ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ma si fida del suo Corpo Forestale dello Stato;

a volte chiama gli agenti forestali guardie, ma mai e poi mai li chiamerebbe poliziotti;

incontrando una pattuglia della Forestale si sente rassicurato perché il suo operare è affine a quello del soccorso alpino, della protezione civile, delle capitanerie di porto, dei vigili del fuoco.

telefona al 1515 innanzitutto per salvare animali e piante in pericolo (ha sperimentato che le altre polizie intervengono solo in caso di reato);

approva i progetti educativi della Forestale nella scuola pubblica e le sue campagne di prevenzione, ammira la sua attività di tutela e recupero nei centri per la fauna e nelle riserve naturali;

sa che i Forestali sono pochi perché vede la dedizione con cui compiono il loro dovere;

è convinto che la classe politica è corrotta e quindi voglia vendicarsi della Forestale ovvero toglierla di mezzo perché scomoda;

pensa che i governi stiano smantellando lo Stato per privatizzarne i beni e le eccellenze;

è costernato perché, tolta la Forestale, nessun’altro corpo di polizia sa/vuole/può tutelare la vita minacciata da eco e zoomafie.

Il cittadino medio italiano vuole il Corpo Forestale dello Stato più forte.

Un effimero governo contingente non riuscirà a cancellare la Forestale, Corpo antico e spirito atavico.

campagna #salviamolaForestale
prof. Antonella Giordanelli

P.S. Questa lettera verrà consegnata al Vice Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Andrea Olivero, in occasione della Cerimonia di conferimento della Cittadinanza Onoraria al Corpo Forestale dello Stato presso Cittaducale (RI), lunedì 4 maggio 2015

Ci segnalano questo articolo sul sito Scenarieconomici.it , lo riportiamo qui per intero.

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Qui invece inseriamo il link al sito (http://scenarieconomici.it/) e all’articolo (http://scenarieconomici.it/renzi-sopprime-la-forestale-e-la-mafia-brinda-presidente-ma-lei-da-che-parte-sta/)

Dal sito Scenarieconomici.it del 24 aprile 2015

Col DDL 1577, attualmente in discussione in Senato, Renzi intende sopprimere il Corpo Forestale dello Stato (di seguito abbreviato CFS) e disperderlo all’interno di altre forze di polizia ancora da stabilire. Il CFS da sempre si occupa di difendere l’ambiente, la biodiversità, gli animali e da qualche anno anche la tutela del made in italy e dell’agroalimentare in genere. Inoltre gestisce le 130 Riserve Naturali dello Stato. E’ il Corpo che ha scoperto i rifiuti tossico-nocivi sotterrati nella cosiddetta “terra dei fuochi” e che si sta impegnando nel dissotterrarli per restituire all’area una nuova possibilità per tornare ad essere la “Campania felix” di romana memoria.

Il rapporto ‘Ecomafia 2014‘, elaborato da Legambiente, ci dice che nel solo 2013 il CFS ha accertato più di 10.200 reati ambientali avvenuti in Italia, contro i 1.219 accertati dal nucleo operativo ecologico dei Carabinieri. L’Agenzia Europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust) ci chiede di approvare una legge sui reati ambientali nel codice penale da decenni e ci chiede da anni anche la formazione un corpo nazionale di polizia ambientale specializzato e coordinato a livello europeo con le altre forze nazionali. E in tutta risposta il Governo Renzi smantella il CFS, l’unico Corpo con le caratteristiche richieste da Eurojust, dimostrando ancora una volta che per questo Governo l’ambiente non è una priorità.

Emblematico ed inquietante il fatto che la mafia abbia brindato alla notizia che Renzi volesse sopprimere il CFS. Tale rivelazione è riportata in una intervista che Sergio Costa, il Comandante Regionale della Campania del CFS, ha rilasciato al Corriere del Mezzogiorno. In questa intervista shock Costa rivela che “un informatore ci ha raccontato che, il giorno in cui è stato annunciato lo smantellamento del Corpo Forestale, personaggi vicini alle ecomafie operanti tra Napoli e Caserta hanno acquistato dolci e spumante per festeggiare la notizia. Brindare non è un reato, per carità. Ma è un segnale, no?”

A sostegno del CFS, invece, si è unita la società civile rappresentata dalle associazioni animaliste, ambientaliste e dell’antimafia, dalla Chiesa cattolica con l’Ordine dei Frati Minori Francescani, addirittura dalle associazioni dei cacciatori (Fidc, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Eps, e Cncn) e da personalità di rilievo tra le quali Salvatore Settis (già rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa), Paolo Maddalena (Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale) e Franco Roberti (Procuratore Nazionale Antimafia). Quasi tutti i partiti di maggioranza e opposizione si sono dichiarati contrari alla soppressione.

Ma perché il Presidente Renzi vuole sopprimere il CFS? Come ha tentato finora di giustificare questa operazione? Dapprima ha parlato del risparmio economico derivante dalla soppressione e dall’accorpamento ad altra forza di polizia, senza però portare alcuno studio economico a supporto della tesi. Il sindacato UGL- Corpo Forestale dello Stato ha subito smentito il Primo Ministro con un proprio studio col quale ha dimostrato che il CFS costa allo Stato, al netto degli stipendi del personale, circa 30 milioni di euro l’anno e che ne fa “guadagnare” circa 28 milioni attraverso le sanzioni emesse. Ma il calcolo è comunque parziale perché se si considera l’attività di prevenzione che il CFS svolge, il risparmio per lo Stato, dovuto ai mancati danni, è molto maggiore rispetto al costo sostenuto. I 30 milioni del CFS, formato da circa 7800 unità presenti in 15 regioni, sono comunque briciole rispetto ai “carrozzoni” che Renzi vorrebbe tenere in piedi, ovvero i corpi forestali regionali. Lo studio dell’UGL-Corpo Forestale dello Stato fa emergere la scandalosa sproporzione dei costi tra il CFS e i corpi forestali regionali. Il costo totale annuo del CFS, comprensivo degli stipendi, è di 490 milioni mentre i corpi forestali regionali della Sicilia e della Sardegna, formati rispettivamente da 800 e da 1300 unità, costano 410 milioni annui (260 la Sicilia e 150 la Sardegna). In pratica queste due regioni spendono quasi quanto tutto il CFS, che è presente nelle 15 regioni a statuto ordinario.

La seconda giustificazione di Renzi è stata quella di evitare la sovrapposizione delle competenze tra forze di polizia. Anche qui è stato smentito dai fatti perché non si capisce perché il CFS debba chiudere e invece i corpi forestali regionali e le polizie provinciali, che hanno le medesime competenze, debbano rimanere in piedi.

La terza giustificazione è stata quella data dalla Ministra Madia e cioè che il CFS dev’essere soppresso in quanto trattasi del corpo di polizia più piccolo. Anche questa affermazione è facilmente smentibile dato che il DDL 1577 non tocca i corpi forestali regionali e le polizie provinciali, corpi di polizia che sono più piccoli del CFS.

Presidente Renzi, qual’è quindi il vero motivo? Le sembra normale che la mafia debba brindare alla notizia di questa sua decisione mentre la società civile si mobilita? Presidente lei da che parte sta?

Per fare pressione dal basso ho avviato una raccolta firme tramite il sito Change.org che ad oggi ha raggiunto la ragguardevole cifra di 59000 firme. L’obiettivo è arrivare a quota 100000. Questa petizione è diventata un luogo in cui è convogliata gran parte della protesta della società civile nonché degli stessi appartenenti del CFS. Alla protesta si aggiunge la proposta di accorpare nei ranghi attuali del CFS, le circa 90 Polizie Provinciali e i 6 Corpi Forestali delle regioni e province autonome. Si otterrebbe un unico Corpo Forestale nazionale, come richiesto da Eurojust, con 14/15 mila unità operative sul territorio.

Quando si parla di cifre facciamo attenzione a non confondere i famosi 30000 “forestali” siciliani e i tanti “forestali” calabresi diventati oggetto di scandali per i metodi di assunzione clientelare e per lo scarso rendimento. Questo personale non fa parte del CFS ma è alle dipendenze delle rispettive regioni con il compito di fare le manutenzioni dei boschi e in alcuni casi lo spegnimento degli incendi.

Un’altra precisazione da fare riguarda il falso mito che l’Europa vorrebbe un corpo di polizia per ogni Stato membro, pena il pagamento di multe salate. L’unica cosa che l’Europa chiede al riguardo è la creazione del numero unico di emergenza “112” prevista nell’art. 26 della Direttiva 2002/22/CE. Questo non vuol dire accorpare i corpi di polizia ma accorpare i vari numeri di emergenza (112, 113, 117 ecc…).

I 5 corpi di polizia nazionali (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e CFS) sono composti da 305000 unità in totale e il CFS rappresenta appena il 2,5% della somma. Se escludiamo la Penitenziaria e la Finanza, che non effettuano prioritariamente il controllo del territorio, il rapporto tra il numero di operatori di polizia ogni 100mila abitanti per l’Italia è di 341, per la Francia è 385 e per la Spagna 469. Questi dati forniti dal sindacato sopra citato smentiscono un altro falso mito che fa credere che in Italia ci siano troppi operatori di polizia rispetto agli abitanti.

In conclusione, le firme raccolte verranno consegnate a Renzi, o ad un altro rappresentante del Governo, tramite una consegna ufficiale seguita da una conferenza stampa. Ogni singolo contributo è importante. Sono certo che anche voi vi unirete a questa mobilitazione. Basta una semplice firma.

Non dobbiamo permettere ad un Governo non eletto da nessuno e ad parlamento incostituzionale di cancellare con un tratto di penna la storia bicentenaria del Corpo Forestale dello Stato!

Grazie

Raffaele Seggioli

Coordinatore della Campagna #SalviamolaForestale                                                                                  salviamolaforestale@yahoo.com

Sono 8mila, come i vigili di Roma. Tutelano ambiente e agroalimentare. Altro che tagli, l’accorpamento con la Polizia può avere delle sorprese.
di Marco Sarti “linkiesta.it” del 13.04.15

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«Fateci fare la differenza, vi serviremo bene». Comandante del Corpo Forestale dello Stato in Campania, da quindici anni in prima linea nella Terra dei Fuochi, il generale Sergio Costa lancia un appello ai parlamentari italiani. Tra pochi giorni a Palazzo Madama ripartirà l’esame della delega alla Pubblica amministrazione. Il provvedimento del governo che ipotizza l’assorbimento del Corpo all’interno di altre forze di polizia. È un progetto inutile, a sentire alcuni dei senatori di opposizione. «Persino pericoloso» conferma la presidente del gruppo Misto Loredana De Petris. In quasi due secoli di storia il Corpo Forestale ha sviluppato specifiche competenze ovunque riconosciute, che ora teme di veder disperse. Ma soprattutto, quella dell’esecutivo rischia di essere un’operazione inutile. Numeri alla mano, l’accorpamento dell’istituzione fondata nel 1822 da re Carlo Felice di Savoia rischia di non avere alcun effetto positivo per i conti pubblici (la spesa sostenuta per il funzionamento del Corpo è ampiamente compensata dalle sanzioni amministrative notificate). Anzi, nel breve periodo potrebbe persino rappresentare un’ulteriore spesa, che i diretti interessati hanno quantificato in almeno 25 milioni di euro.

Realtà specifica, si diceva. Il Corpo Forestale dello Stato è quotidianamente impegnato nella lotta alle ecomafie e nella tutela del territorio. Schierato a difesa di ambiente e agroalimentare, due realtà non proprio trascurabili del nostro Paese. Ma non tutti conoscono le eccellenze dei suoi nuclei specializzati: dedicati agli incendi boschivi, al bracconaggio, ai reati in danno agli animali. Senza considerare la sorveglianza dei parchi nazionali e le attività di contrasto – tanto per citare alcune realtà – a discariche abusive, inquinamento e traffico di rifiuti. Il tutto a fronte di un organico estremamente limitato. Per tutto il territorio nazionale, il Corpo Forestale dello Stato può contare su 8mila unità. Più o meno come i vigili urbani della città di Roma. A questi si aggiungono 1.340 operai che si occupano di 130 riserve naturali. Ranghi ristretti, da non confondere con le decine di migliaia di forestali assunti da alcune Regioni per la manutenzione dei boschi. Recentemente al centro di scandalizzate cronache giornalistiche.

E così in difesa del Corpo Forestale si è schierato un fronte composito. Ci sono le associazioni ambientaliste, ovviamente. Diversi esponenti politici, in maniera rigorosamente trasversale. All’incontro pubblico organizzato stamani a Palazzo Madama si sono presentati anche i rappresentanti di Slow Food. Nei mesi scorsi si è dichiarato contrario all’ipotesi del governo persino il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. «Sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria – il testo della sua audizione davanti alla commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – l’unico organismo investigativo in materia ambientale che disponga delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali». Una battaglia condivisa anche da 60mila concittadini, che in questi giorni hanno sottoscritto una petizione online per scongiurare la scomparsa del Corpo Forestale dello Stato. Del resto si tratta di una delle forze di polizia più amate, capace di riscuotere la fiducia di almeno il 65 per cento degli italiani.

Certo, un dubbio viene. Una volta accorpato nella Polizia, il Corpo Forestale dello Stato non potrebbe proseguire ugualmente la sua missione? Del resto il disegno di legge, quando si occupa dell’«eventuale assorbimento», conferma la necessità di lasciare inalterate «la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti». Il primo a smentire questa ipotesi è il procuratore antimafia Roberti. A rischio c’è proprio la tutela dell’ambiente. Lo scorso novembre, nella citata audizione in commissione, il magistrato spiegava: «Noi paventiamo che questo eventuale assorbimento, che forse risponde a esigenze di finanza, potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo, che è il più diretto e stretto collaboratore nostro, come procura nazionale, e delle procure distrettuali». E ancora: «Riteniamo che il Corpo Forestale dello Stato debba mantenere una propria identità, perché attraverso il mantenimento dell’identità può sviluppare sempre meglio la propria conoscenza, la propria esperienza e la propria specializzazione, che non concerne soltanto i rifiuti, ma anche tutta la criminalità ambientale». È della stessa opinione il giornalista d’inchiesta Emilio Casalini. Autore, tra i tanti reportage, di alcuni servizi per la trasmissione Rai Report in tema di ambiente e rifiuti. «Nel mio lavoro – le sue parole durante un breve intervento a Palazzo Madama – continuo ad avere a che fare con esponenti del Corpo Forestale dello Stato. È vero, la loro attività ha un impatto fondamentale anche per le Procure, frutto di specifiche conoscenze e professionalità». L’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, oggi presidente della Fondazione UniVerde, conferma: «Disperderne le competenze significa danneggiare importanti inchieste: dalla Terra dei Fuochi a quelle per inquinamento, dissesto idrogeologico, semina illegale di Ogm, frodi alimentari, incendi, bracconaggio. Tutti reati rafforzati negli ultimi anni».

È difficile non rimanere stupiti dal contesto in cui è maturata la decisone del governo. L’addio al Corpo Forestale dello Stato arriva mentre il Parlamento sta approvando il disegno di legge sugli ecoreati. Una scelta giunta a pochi mesi dall’avvio di un Expo dedicato proprio all’agroalimentare. Una situazione per certi versi paradossale: stando ai dati, l’accorpamento non avrebbe neppure un tornaconto economico. Oggi il Corpo costa ai cittadini poco più di 490 milioni di euro l’anno. Fatti salvi i 460 milioni per il trattamento economico del personale – non in discussione – restano circa 30 milioni per il funzionamento dell’istituzione. Ebbene, questa spesa è totalmente compensata dalle irregolarità scoperte sul territorio. Nel quadriennio 2010-2013 la media delle sanzioni notificate dal Corpo Forestale dello Stato per illeciti amministrativi in materia di reati ambientali è stata di oltre 28 milioni di euro l’anno. 28.236.768 euro. A questa va sommata l’attività difficilmente “quantificabile”. Solo nel 2013 sono stati accertati 11.726 reati. Circa 300 le persone denunciate nello stesso periodo per il reato di incendio boschivo.

Il danno e la beffa. Come denunciano i diretti interessati, uniformare il Corpo Forestale dello Stato a un’altra amministrazione avrebbe dei costi significativi. Merito di alcune voci di spesa secondarie, ma non per questo meno rilevanti. Confrontando le ultime gare d’appalto, ad esempio, si scopre che solo la sostituzione delle divise per le circa 8mila unità di personale, avrebbe un impatto per oltre 12 milioni di euro. Altri milioni di euro, poi, sarebbero necessari per “ridipingere” e uniformare le 1700 unità del parco mezzi (al netto dei veicoli speciali come i cingolati). E circa 2 milioni di euro per la simile conversione cromatica della flotta aerea. Infine servirebbero almeno 1,5 milioni di euro per un minimo corso di riqualificazione del personale. Della durata – davvero accelerata – di cinque giorni l’anno ciascuno. Il tutto per un costo totale di quasi 25 milioni di euro. Alla faccia della spending review.

Non solo. L’eventuale scomparsa del Corpo Forestale dello Stato finirebbe per non risolvere la questione delle sovrapposizioni istituzionali. Le funzioni di polizia ambientale, infatti, rimarrebbero in capo a diversi soggetti. Il Noe (Nucleo Operativo Ecologico) dei carabinieri, l’Ispra, la Capitaneria di Porto. Ma anche i corpi di Polizia provinciale e i corpi Forestali delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome, che un emendamento alla delega in discussione al Senato ha risparmiato dall’assorbimento. Insomma, anche in caso di riforma «rimarrebbero inalterate duplicazioni, sovrapposizioni e soprattutto costi». La soluzione? Perché non accorpare nel Corpo Forestale dello Stato i Corpi di polizia provinciale? «Per fare una vera riforma – spiega Pecoraro Scanio – e ottenere veri risparmi, si dovrebbero assorbire nel CFS le circa 100 polizie provinciali ambientali e, magari, realizzare anche una federazione con i corpi Forestali di regioni e province autonome, creando una cabina di regia nazionale che consenta di economizzare e migliorare l’efficienza degli interventi».

Riportiamo la comunicazione dal sito del Corpo Forestale dello Stato.

LA CONFERENZA AL SENATO DELLA REPUBBLICA, PER SENSIBILIZZARE I SENATORI SUL RUOLO FONDAMENTALE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO PER IL FUTURO DELL’AMBIENTE E DEL PATRIMONIO NATURALISTICO ITALIANO SARÀ TRASMESSA ALLE ORE 12 DIRETTA STREAMING

Ispettorato Generale

Roma, 10 aprile 2015 – La conferenza al Senato della Repubblica del prossimo 13 aprile pone l’attenzione sul futuro del Corpo forestale e sul ruolo indispensabile che svolge nella tutela dell’ambiente e del territorio.
Numerose Associazioni ambientaliste e animaliste ma anche del sociale, hanno manifestato apertamente il loro dissenso verso una riforma che rischia di disperdere la specificità e l’eccellenza del Corpo forestale dello Stato e dei suoi Nuclei specializzati, comprovata anche  in situazioni emergenziali quali la “Terra dei Fuochi” e la diffusione della “Xylella”, il batterio killer che rischia di compromettere la produzione olearia italiana.
Le attività di contrasto ad inquinamenti, OGM, agropirateria, ecomafie, incendi boschivi, dissesto idrogeologico, bracconaggio e di tutela della biodiversità e delle specie protette saranno al centro del dibattito di lunedì al Senato.
Interverranno, Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto del Senato della Repubblica, Fulvio Mamone Capria, Presidente della LIPU, Sergio Costa e Giuseppe Vadalà, Comandanti rispettivamente per la Campania e Toscana del Corpo forestale dello Stato, Francesca Rocchi, Vice Presidente di Slow Food Italia, Frate Fabrizio Ciampicali, dell’Ordine dei Frati Minori Francescani e Francesco Campanella del Gruppo Misto.
La diretta sarà visibile in streaming anche sul canale YouTube del Corpo forestale dello Stato.