Per Legambiente, Greenpeace e Libera eliminare il corpo che conta 8.500 dipendenti (da non confondere con le decine di migliaia di operai forestali) equivale a depotenziare la tutela dell’ambiente. Il procuratore antimafia Franco Roberti: “Si toglie all’autorità giudiziaria l’unico organismo che smaschera i crimini ambientali”. In più non è chiaro come si tuteleranno le riserve naturali

“Tana libera tutti”. Traffico di rifiuti, abusi edilizi, incendi boschivi: il governo rischia di spianare la strada agli ecoreati, spiegano le associazioni ambientaliste. Un decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione riguarderà il Corpo forestale dello Stato. E sancirà il suo accorpamento all’interno dell’arma dei carabinieri per evitare sovrapposizioni e sprechi. Il corpo conta circa 8.500 dipendenti in tutta Italia, specializzati nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. Questi operatori non vanno confusi con gli operai forestali, oltre 10mila in Calabria e più di 28mila in Sicilia, che non hanno la professionalità degli agenti del Corpo. E che non saranno toccati in alcun modo dalla riforma Madia, pur richiedendo alle casse pubbliche uno sforzo che vale centinaia di milioni di euro ogni anno.

Invece la mannaia si abbatterà sugli specialisti della lotta agli ecoreati: una soluzione non gradita alle associazioni che si battono per la tutela dell’ambiente, come Legambiente e Greenpeace, ma anche a quanti si occupano di lotta al crimine organizzato, come il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e l’associazione Libera. “La soppressione del Corpo forestale può apparire come un ‘tana libera tutti’ – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – In che modo si passa da un corpo civile, come quello forestale, a un corpo militare? Il rischio è che molti decidano di proseguire la loro carriera altrove, in un altro comparto della pubblica amministrazione. E il corpo perderebbe pezzi, mentre gli agenti forestali sono già sottodimensionati. In questo senso, perderebbe forza la tutela ambientale”.

E rilancia: “Noi da sempre chiediamo che nasca una polizia ambientale, come una direzione antimafia sugli ecoreati, un’organizzazione delle polizie per lavorare in maniera congiunta”. Sulla stessa linea le parole di Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. “Il nostro timore è che l’accorpamento porti a un abbassamento della guardia sui reati ambientali – spiega l’attivista – La diluizione del Corpo forestale nei carabinieri fa perdere una specificità. E se lo Stato reagisce di meno, non è certo un incentivo a ridurre i comportamenti illegali“. A chiudere il cerchio ci pensa Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia: “Non capisco l’utilità di questo accorpamento, non credo che possa essere funzionale a un risparmio economico. E anche se fosse, un risparmio a spese dell’ambiente non sarebbe effettivo, perché poi spenderemmo di più a spegnere incendi o procedere a bonifiche”.

A rafforzare i timori delle associazioni ci sono i numeri degli ecoreati in Italia. Come spiegato dall’ultimo rapporto Ecomafie, a cura di Legambiente, nel 2014 sono stati accertati 29.293 reati in campo ambientale, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora, in leggero aumento rispetto all’anno prima. Questo genere di crimini ha fruttato agli ecodelinquenti un bottino pari a 22 miliardi di euro, 7 in più rispetto all’anno precedente.

Oltre alle associazioni ambientaliste, anche chi combatte la mafia si dimostra preoccupato dalla scomparsa del Corpo forestale. In un’audizione al Senato, nel novembre 2014, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha spiegato che “noi siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”. E sullo specifico tema dell’accorpamento, il procuratore ha aggiunto che l’operazione “potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo”. E ancora più esplicito è stato don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera: “Perdere il Corpo forestale dello Stato significherebbe indebolire la forza dello Stato contro le mafie”. Infine don Maurizio Patriciello, in prima linea contro la camorra nella Terra dei fuochi, ha chiesto al premier Matteo Renzi di non sciogliere il Corpo forestale dello Stato perché “togliercelo adesso significherebbe tagliarci le gambe”. Una decisione del genere, ha spiegato il sacerdote, “sarebbe una tragedia in questi anni, nella Terra dei fuochi, tutto quello che è stato possibile fare lo abbiamo fatto grazie alla Forestale”.

Ma i compiti del Corpo forestale non si esauriscono con la prevenzione e la repressione dei reati. C’è anche la difesa della biodiversità. Dall’isola di Montecristo al Circeo, dall’Aspromonte alla Majella, in Italia sono 130 le riserve naturali sotto la tutela degli Uffici territoriali per la biodiversità (Utb). Qui lavorano 1.500 operai forestali, anch’essi parte del corpo, che si prendono cura di flora e fauna in aree particolarmente delicate. L’accorpamento ai carabinieri ha messo in allarme anche questi lavoratori, che il 13 gennaio hanno manifestato davanti al ministero delle Politiche agricole, con una delegazione poi ricevuta al dicastero. “Il nostro timore era che lo Stato volesse cedere queste aree alle Regioni – spiega Giovanni Mininni, segretario nazionale Flai Cgil – Ci hanno assicurato che resteranno allo Stato, ma se ne occuperanno i carabinieri. Il ministero ci ha anche garantito che verrà assicurata la specificità di queste zone. Ma per capire come si farà, dobbiamo aspettare il testo del decreto”.

 

Dal sito uglcorpoforestale.it del 27 dicembre 2015

(ANSA) – ROMA, 27 DIC – «Prendiamo atto del rinvio della pubblicazione del decreto legislativo sulla riorganizzazione delle funzioni di polizia e, nelle more della ripresa del confronto, sospendiamo per il momento tutte le iniziative di protesta programmate, a partire da quella che avevamo previsto per oggi a Pontassieve». È quanto affermano in una nota le segreterie nazionali dei sindacati dei forestali Sapaf, forestaleUgl-Cnf, Snf, Cgil-Cfs e Dirfor. «Nell’auspicio che tale rinvio consenta – dicono i segretari Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Francesca Fabrizi e Maurizio Cattoi – una più profonda riflessione sul futuro del Corpo forestale, chiediamo nuovamente al presidente del consiglio Matteo Renzi di convocare le rappresentanze del personale per discutere nel merito i provvedimenti che riguardano il nostro futuro. La nostra proposta è sul tavolo e può essere sicuramente una valida alternativa da perseguire». «Ovviamente – concludono le organizzazioni sindacali – le nostre iniziative sono solo sospese, ma non esiteremo a riprenderle qualora il governo non intenda ascoltarci e voglia nonostante tutto confermare il malaugurato intento di militarizzare la forestale e la sicurezza ambientale».

FENALT                                                                                                     13 novembre 2015

DOBBIAMO REAGIRE TUTTI UNITI ORA O MAI PIU!!!

Il prossimo Mercoledì 18 novembre sarà un giorno importantissimo in cui dovremmo dimostrare che vogliamo un rinnovo contrattuale degno di questo nome, non la carità.

Mercoledì 18 dovrà essere un giorno pieno di forza, pieno di protesta e di riscatto della nostra dignità.

L’obiettivo sarà quello di far capire a ROSSI, che la realtà dei dipendenti pubblici non ha nulla a che fare con quella dei privilegi, con quella dei managers e dei Dirigenti. Forse i nostri politici che guadagnano cifre a 5 zeri non si rendono conto di quanto sia difficile oggi mandare avanti una famiglia magari con qualche figlio che studia o disoccupato. DOBBIAMO SPIEGARLO CHIARO MOSTRANDOCI FORTI E COESI, come sindacati, come dipendenti e se serve anche come elettori.

Siamo in tanti e per la prima volta abbiamo l’occasione di partecipare ad un evento organizzato e condiviso da TUTTI I SINDACATI. Una svolta storica in Trentino! Sfruttiamola.

A Trento, mercoledì prossimo all’Assemblea con corteo da Via Segantini (sala cooperazione) dovremo essere in tMaantissimi! Dovremmo esserci tutti!
Come Fenalt in particolare contiamo sulla partecipazione di tutti i nostri iscritti!

Chi, potendo, non darà il suo appoggio, toglierà forza alla nostra azione.

Ecco quindi un invito caloroso a tutti ad essere protagonisti ed a spronare i colleghi a fare altrettanto: sarà l’inizio di una battaglia per i nostri diritti e contro le iniquità.

Per la Segreteria FeNALT

Maurizio Valentinotti

Riceviamo oggi comunicazione dall’Ufficio Sviluppo Risorse Umane della PAT, che per il giorno 28 settembre p.v. è previsto un incontro per discutere e valutare proposte concrete relative all’orario del personale forestale. A questa riunione parteciperà un rappresentante di Forestali PAT. Vi terremo informati.

Il Consiglio Direttivo 

Forestali PAT
dal “ilfattoquotidiano” di martedì 22 settembre 2015

Ugl: “Da Madia un sacco di balle”. Cgil: “Non vi sarà nessuna riorganizzazione e nessun risparmio. Basti pensare a quanto costerà dotare il nuovo personale di divise e mezzi. Al massimo, avremo uno spezzatino di quello che era il corpo forestale. E il servizio non migliorerà”

di | 22 settembre 2015

Il decreto sta prendendo forma in queste ore: il corpo forestale dello Stato si avvia verso la soppressione e l’assorbimento nell’arma dei carabinieri. I dettagli arriveranno con il testo attuativo della riforma della pubblica amministrazione, approvata ad agosto. Intanto, il fronte sindacale si mobilita contro Marianna Madia, ministro della Funzione pubblica, accusata di “avere raccontato un sacco di balle”, prendendo in giro il parlamento, di mettere a repentaglio la lotta ai reati ambientali e alle ecomafie e di militarizzare un corpo di polizia civile.

Per il 25 settembre, Cgil, Cisl e Uil hanno convocato un’assemblea nazionale presso il ministero delle Politiche agricole, alle dipendenze del quale lavorano i 7mila uomini della guardia forestale. E anche il sindacato Ugl si unisce al coro di protesta delle sigle confederali. “E’ ormai evidente – spiega Danilo Scipio, segretario generale di Ugl corpo forestale dello Stato – che il ministro Madia, pur di ottenere i voti necessari a far approvare il ddl sulle amministrazioni pubbliche, ha raccontato al parlamento un sacco di balle sulla riorganizzazione del corpo forestale dello Stato”. Il sindacalista ricostruisce il dietro le quinte dell’operazione del governo. “E’ risaputo che su input della Presidenza del Consiglio, il comando generale dell’Arma e l’ispettorato generale del corpo stanno lavorando da tempo alla soppressione del corpo forestale”, prosegue Scipio. “E’ chiaro – conclude il sindacalista – che aver previsto l’assorbimento in altra forza di polizia quale mera eventualità è una presa in giro per il Parlamento e, soprattutto, per i cittadini italiani, che verranno privati dell’unica forza di polizia specializzata nella lotta ai reati ambientali ed alle ecomafie“.

Sulla stessa linea, anche i colleghi della Cgil. Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale Fp Cgil, spiega di essere contrario all’idea che “7mila persone siano militarizzate da un giorno all’altro”. Questa manovra, sottolinea una nota sindacale, provocherà “la perdita delle conquiste ordinamentali e contrattuali che hanno fin qui legittimamente consentito agli appartenenti al Corpo forestale dello Stato di esercitare i propri diritti sindacali e individuali di cittadinanza”. E anche da parte di Chiaramonte arriva l’attacco nei confronti del ministro Madia: “Dice bugie perché non vi sarà nessuna riorganizzazione e nessun risparmio. Basti pensare a quanto costerà dotare il nuovo personale di divise e mezzi. Al massimo, avremo uno spezzatino di quello che era il corpo forestale. E il servizio non migliorerà: temo per la sua sopravvivenza”. Ma alla base del provvedimento, nelle intenzioni del governo, c’è la volontà di evitare sovrapposizioni tra i vari corpi di polizia. “Se vogliamo cancellare le duplicazioni, sono d’accordo – risponde il sindacalista – Abbiamo anche avanzato delle proposte in merito. Ma le vere sovrapposizioni sono quelle tra carabinieri e polizia di Stato. Eppure nessuno ci vuole mettere mano”.

Infine, dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti arriva un avvertimento al governo. Il presidente Alessandro Bratti ha inviato una lettera al premier Renzi e al ministro Madia. Pur apprezzando la riforma, il deputato Pd ha sottolineato “l’assoluta esigenza di mantenere e potenziare l’attività di tutela dell’ambiente e di contrasto all’illegalità, espletato dal Corpo Forestale dello Stato”. La commissione si augura che “venga mantenuto il know how che caratterizza il Corpo forestale” e conclude: “Non possiamo permetterci un abbattimento o abbassamento di livelli di professionalità e specializzazione”.

Anche Brian May, storico chitarrista dei Queen, contro la ‘soppressione del Corpo Forestale dello Stato’. Da sempre impegnato per l’ambiente e animalista convinto, il musicista ha da poco firmato la petizione sulla piattaforma Change.org della campagna #SalviamolaForestale. “Ciao cari amici in Italia”, scrive May in un messaggio su Twitter, riportando un link alla petizione.

brian
La campagna #SalviamolaForestale, che ha raccolto ad oggi oltre 106mila sostenitori tra personaggi pubblici, associazioni, sindacati, politici ed enti, dice no alla soppressione del Cfs e al successivo ‘eventuale assorbimento in altra forza di polizia’ previsto dalla legge per la riorganizzazione della Pa approvata a inizio agosto. La campagna chiede piuttosto “di accorpare le Polizie Provinciali ed i Corpi Forestali delle Regioni e Province a Statuto Speciale (che attualmente sono alle dipendenze dei rispettivi Enti locali) all’interno del Corpo Forestale dello Stato (che attualmente è sotto organico con circa 7800 unità)”.

 

qui il link alla petizione: https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

dal sito uglcorpoforestale.it del 7 agosto 2015

La (eventuale) soppressione (di fatto) del Corpo forestale dello Stato stabilita con il cosiddetto “DDL Madia”, non è affatto – come molti stanno interpretando – un provvedimento finale e definitivo (e quindi operativo), ma è solo l’inizio di un percorso legislativo che deve ancora seguire altri iter entro i quali ci sono – dunque – spazi di interventi sociali e politici ancora tutti da mettere in campo. In altre parole, non è ancora affatto detta la parola definitiva. C’è ancora molto da dire. E da fare. E – dunque – non è vero che il CFS è già soppresso o “assorbito”. Oggi il Corpo forestale dello Stato è ancora a tutti gli effetti un corpo di polizia dello Stato ed opera a pieno titolo e regime. Domani pure. Tra qualche mese, vedremo… Ma vediamo di capire bene cosa sta succedendo, cosa deve ancora succedere e cosa possiamo fare per cercare di evitare questa incredibile soppressione/assorbimento che rappresenterebbe un colpo mortale per la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e degli animali, nonché un regalo spettacolare offerto su un piatto d’argento a tutti i criminali ambientali di ogni risma e specie.

Che cosa è il c.d. “DDL Madia”? Una legge già operativa? No. Come è noto, in base alla Costituzione, l’esercizio della funzione legislativa, ordinariamente esercitata collettivamente dalle due Camere, può essere delegato al Governo, nel rispetto di  espliciti vincoli sulla determinazione di principi e criteri direttivi, sul tempo limitato di validità della delega, entro il quale il Governo può esercitarla, e sugli oggetti e materie definiti. La legge delega è una legge ordinaria, approvata dalle Camere sempre con la procedura normale di esame e di approvazione diretta. Ed è proprio questo il c.d. “DDL Madia”: una legge delega… Questa delega è conferita al Governo ed il successivo atto avente forza di legge emanato dal Governo medesimo, di cui è fonte la legge di delega, è detto decreto legislativo (o anche decreto delegato).  Ed questo che deve ancora accadere per il Corpo forestale dello Stato. Ora è stata approvata soltanto la legge di delega al Governo,  che non dispone o rende operativa ancora nessuna soppressione del CFS o passaggio in altra forza di polizia. Questo provvedimento delega il Governo a scrivere ed adottare entro  12 mesi  uno o più decreti legislativi seguendo i criteri che sono stati approvati. Per quanto riguarda il CFS, i criteri direttivi che devono essere tenuti in considerazione quando si scriverà l’apposito decreto legislativo sono i seguenti (vale la pena leggerli con attenzione parola per parola…):
“Art. 8. (Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato).
1.Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per modificare la disciplina della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle agenzie governative nazionali e degli enti pubblici non economici nazionali. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
2.a) con riferimento all’amministrazione centrale e a quella periferica: (…) riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, ferme restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare e della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità esistenti, delle specialità e dell’unitarietà delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale; (…)

2) in caso di assorbimento del Corpo forestale dello Stato, anche in un’ottica di razionalizzazione dei costi, il transito del personale nella relativa Forza di polizia, nonché la facoltà di transito, in un contingente limitato, previa determinazione delle relative modalità, nelle altre Forze di polizia, in conseguente corrispondenza delle funzioni alle stesse attribuite e già svolte dal medesimo personale, con l’assunzione della relativa condizione, ovvero in altre amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nell’ambito delle relative dotazioni organiche, con trasferimento delle corrispondenti risorse finanziarie. Resta ferma la corresponsione, sotto forma di assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici, della differenza fra il trattamento economico percepito e quello corrisposto in relazione alla posizione giuridica ed economica di assegnazione.”

Attenzione al passaggio: “riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia”.

Dunque nulla è ancora prestabilito, scontato e definitivo. Si prevede “riorganizzazione” e solo “eventuale” assorbimento, e non si specifica ancora in quale “altra” forza di polizia. Si è – dunque – aperta in queste ore dopo l’approvazione del c.d. “DDL Madia” una importantissima mora temporale entro la quale c’è ancora tanto da fare, da dire e da intervenire. Il testo del decreto legislativo finale deve essere ancora scritto. Questo va sottolineato. E sarà solo quel testo che deciderà poi – alla fine – il destino del Corpo forestale dello Stato. Il problema è – dunque – a questo punto, come verrà scritto quel testo e chi siede al tavolo delle trattative per far scrivere il testo medesimo. Poiché sono in gioco valori costituzionali come la difesa dell’ambiente e della salute pubblica, ed è in gioco un intero corpo di polizia statale con le migliaia di operatori dipendenti che attendono una decisione che è relativa sia alla propria situazione personale, ma anche con riflessi diretti sulla propria operatività che va a incidere – appunto – direttamente su beni collettivi e preziosi come l’ambiente e la salute pubblica, riteniamo logico che da questo momento in poi ogni percorso da seguire sia dentro una casa di vetro con la partecipazione reale e penetrante di tutte le forze sociali interessate al settore ed in un quadro di trattive, azioni, proposte e decisioni pubbliche, condivise e solari e cioè aperte a tutti. Senza percorsi sotto tettoie, con un risultato poi finale a sorpresa maturato tra pochi e con un testo blindato del tipo prendere o lasciare. In questo contesto serve – dunque – oggi l’attiva e sentita partecipazione di tutti. E’ logico che in tale prospettiva il principale interlocutore istituzionale sono i sindacati del personale del Corpo forestale dello Stato, che in quest’occasione devono essere in assoluta unitarietà  e coesione di presenza al tavolo delle trattative per garantire ai propri dipendenti una decisione equa ed equilibrata sia per quanto riguarda – logicamente – le posizioni lavorative personali dei singoli forestali, ma anche in vista del fine sociale istituzionale che gli stessi perseguono  per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica e – dunque – portatori diretti di un interesse generale della popolazione. Il percorso di redazione del decreto legislativo finale senza la presenza attiva, ed il contributo fattuale, di tutti sindacati al tavolo di lavoro, sarebbe qualcosa di inconcepibile. Nel contempo è necessaria dal basso la partecipazione attiva e sentita di tutti gli operatori del Corpo forestale dello Stato in servizio che non devono in questo momento scoraggiarsi, ma devono trasmettere positiva energia verso le loro organizzazioni sindacali per facilitare la risoluzione di questo momento difficile a livello istituzionale. Un ruolo fondamentale, sempre in questa mora temporale, devono svolgerla le associazioni ambientaliste e animaliste, oltre a quello che è stato già messo in campo. Il contributo delle associazioni è assolutamente importante, anche per avviare una strada efficace di evoluzione istituzionale. Anche in questo caso, sarà necessaria una coesione unitaria e coesa di tutte le associazioni, che dovranno per forza di cose far sentire la loro voce al tavolo delle trattative. Ogni associazione ha un interesse legittimo diretto, perché in questa fase non si tratta soltanto del posizionamento lavorativo dei dipendenti del Corpo forestale dello Stato, ma del futuro reale e sostanziale dei controlli in materia di tutela ambientale, della salute pubblica, degli animali e del patrimonio agroalimentare. Quindi la legittimazione è logica e doverosa. Ma sarà necessario anche un contributo delle persone di cultura, intellettuali, esponenti scientifici ed universitari che – ritengo – non potranno sottrarsi dall’entrare in campo in questo delicatissimo momento in cui sono in ballo – appunto – valori essenziali che riguardano tutti i cittadini.
Gli esponenti politici che hanno realmente capito la situazione potranno offrire un contributo fondamentale, pur auspicando che ciascun esponente politico non tenda a richiudere la propri iniziativa sotto un’unica posizione di bandiera, per evitare malintesi di posizionamento partitico che nuocerebbero soltanto alla causa comune. Sarà corretto ed intelligente unirsi tutti, anche se appartenenti a schieramenti diversi, sotto un tetto terzo e trasversale per una reale azione comune. Insomma, a mio avviso non è finita, ma si inizia ora. Ed ognuno sa e come potersi e volersi posizionare. Ma la trasparenza del percorso e la solarità estesa dei contributi, proposte e decisioni appare essenziale. Su  questo tutti (o quasi) dovremmo essere d’accordo. (di Maurizio Santoloci – Diritto all’ambiente)

La battaglia si sposta sui decreti attuativi. I sindacati manifestano: «Vedremo in autunno»

Dal sito greenreport.it del 4 agosto 2015

sindacati forestale

Il ddl Madia, la contestata riforma della Pubblica amministrazione che prevede tra l’altro l’accorpamento non meglio precisato del Corpo Forestale dello Stato in un’altra forza (Carabinieri in pole), ha passato l’esame del Senato. Con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto, l’aula ha approvato la riforma, che ora dovrà essere declinata in decreti attuativi che la rendano operativa.

Il premier Matteo Renzi ha salutato la notizia twittando «Un altro tassello: approvata la riforma della P.A., #lavoltabuona. Un abbraccio agli amici gufi». Oggi in piazza però sono scesi coloro che i gufi, quelli veri, li tutelano nei boschi di tutta Italia: i forestali, che già parlano di “militarizzazione”.

I leader sindacali hanno convocato una manifestazione di protesta al Pantheon, a Roma: Lo scellerato progetto del governo – dichiarano Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Pompeo Mannone, Pier Giorgio Cortesi, Francesca Fabrizi, Massimiliano Violante, Elisabetta Morgante e Walter Rossi – non da’ certezze al futuro di chi, fino ad oggi, ha tutelato l’ambiente e contrastato i reati che lo danneggiano, lasciando in balia di non meglio precisati poteri occulti gli 8.000 Forestali che ancora oggi attendono chiarezza dal ministro Martina e dal Capo del Corpo forestale dello Stato».

A poco è servito anche l’appello rivolto a governo e parlamentari da una larga fetta di cittadini, e 17 associazioni di tutela ambientale, tutti schierati per l’integrità della Forestale. Le proposte alternative in campo, che erano presenti, sono state ignorate.

«Ma perché il Presidente Renzi – domandano dalla Campagna #SalviamolaForestale –vuole sopprimere il CFS? Come ha tentato finora di giustificare questa operazione? Dapprima ha parlato del risparmio economico derivante dalla soppressione e dall’accorpamento ad altra forza di polizia, senza però portare alcuno studio economico a supporto della tesi. Il sindacato UGL- Corpo Forestale dello Stato ha subito smentito il Primo Ministro con un proprio studio col quale ha dimostrato che il CFS costa allo Stato, al netto degli stipendi del personale, circa 30 milioni di euro l’anno e che ne fa “guadagnare” circa 28 milioni attraverso le sanzioni emesse. Ma il calcolo è comunque parziale perché se si considera l’attività di prevenzione che il CFS svolge, il risparmio per lo Stato, dovuto ai mancati danni, è molto maggiore rispetto al costo sostenuto. I 30 milioni del CFS, formato da circa 7800 unità presenti in 15 regioni, sono comunque briciole rispetto ai “carrozzoni” che Renzi vorrebbe tenere in piedi, ovvero i corpi forestali regionali. Lo studio dell’UGL-Corpo Forestale dello Stato fa emergere la scandalosa sproporzione dei costi tra il CFS e i corpi forestali regionali. Il costo totale annuo del CFS, comprensivo degli stipendi, è di 490 milioni mentre i corpi forestali regionali della Sicilia e della Sardegna, formati rispettivamente da 800 e da1300 unità, costano 410 milioni annui (260 la Sicilia e 150 la Sardegna). In pratica queste due regioni spendono quasi quanto tutto il CFS, che è presente nelle 15 regioni a statuto ordinario».

Nonostante il colpo incassato con l’approvazione del ddl Madia al Senato, i sindacati in rappresentanza della Forestale non si danno comunque per vinti. Il governo ora avrà 12 mesi per produrre i decreti attuativi, ed è su questo terreno che si sposta la battaglia: «Vedremo in autunno», tagliano corto dal Pantheon.