Dal Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2017

Due venditori di cardellini denunciati e 300 volatili liberati. Sono i numeri del blitz scattato questa mattina poco dopo le otto nel mercato di Ballarò a Palermo che ha visti impegnati per la prima volta i carabinieri forestali del comando provinciale di Palermo. Il mercato storico si trasforma ogni domenica in uno dei più grossi centri di traffico di fauna protetta. Due palermitani, F.F. 26 anni e D.V. 41 anni sono stati denunciati in stato di libertà con l’accusa di maltrattamento di animali, ricettazione e detenzione incompatibile di specie protetta. I due più volte sono stati trovati a Ballarò a vendere cardellini. Al loro arrivo i militari hanno trovato circa 300 cardellini, richiusi in gabbiette anguste e sporche, impossibilitati a volare, in condizioni di evidente sofferenza. Tra di loro alcuni esemplari erano già morti. Dopo la visita dei veterinari dell’Asp di Palermo, i volatili sono stati liberati nel parco della Favorita.

da il manifesto del 21/01/2017 di Matteo Bartocci

La burocrazia ferma gli elicotteri. Mezzi e piloti chiusi nelle basi, «spacchettati» nel limbo tra Vigili del fuoco e Carabinieri

Dopo le polemiche delle ultime ore, gli elicotteristi di Rieti non parlano volentieri. Non ci stanno a passare per piantagrane e tantomeno vogliono criticare i colleghi in prima linea: «Vigili del fuoco, carabinieri, il soccorso alpino, guardia di finanza, stanno facendo un lavoro pazzesco, c’è chi rischia letteralmente la vita per portare un po’ di fieno e di conforto a chi è in difficoltà, scrivetelo questo».

Serpeggia però tra chi è operativo un malumore, si sussurra di provvedimenti disciplinari, di tentativi di coprire la verità.

Ma la verità è semplice: gli elicotteri della Forestale, quelli bianchi e verdi per capirci, non volano più. Dal 1 gennaio sono a terra. Chiusi negli hangar. Non per volontà dei comandi o degli equipaggi ma per noncuranza del governo, che non ha ancora firmato i decreti attuativi della riforma Madia in cui uomini e mezzi dell’ex Forestale sono passati un po’ ai Carabinieri e un po’ ai Vigili del fuoco. Né ha approvato una proroga per una riforma che come vedremo è molto complessa.

Nelle zone terremotate si vedono elicotteri militari, della finanza, della polizia, dei vigili del fuoco ovviamente e perfino della guardia costiera. Ma della Forestale – finora – nessuno.

«Il problema è politico, siamo tutti demoralizzati, in piena emergenza neve, black out e terremoto non possiamo fare nulla», raccontano alcuni elicotteristi ex Forestale finiti in ferie forzate o chiusi nelle basi a non fare nulla. E dire che fino a dicembre volavano ovunque: dal cratere terremotato di Amatrice fino al servizio antincendio in Sicilia che era finito ai privati e invece è stato affidato alla Forestale a un terzo del costo. Tutto finito a capodanno. Per noncuranza. Per sottovalutazione.

Chi fa le riforme in parlamento poi non si preoccupa di attuarle sul campo.

Mercoledì il soccorso alpino – ignaro del problema – aveva chiesto l’intervento degli elicotteri della Forestale per un intervento di soccorso nel teramano. Ma dalla base di Rieti non si è potuto far nulla. Non che fossero di per sé risolutivi ma certo facevano comodo elicotteristi con centinaia di ore di volo alle spalle e decenni di servizio.

Un elicottero NH 500 della Forestale (foto d'archivio)
Un elicottero NH 500 della Forestale (foto d’archivio)

L’Arma fa sapere che 3 elicotteri NH nei giorni scorsi non potevano lavorare per le pessime condizioni meteo, una tesi che gli esperti smentiscono (leggi per esempio qui e qui): «Al Rigopiano di sicuro non si arrivava ma nella neve lavoriamo normalmente. Anche per portare fieno o medicinali ad esempio». Altri erano «in manutenzione» e dunque non operativi.

Ma che tipo di manutenzione? Secondo i tecnici, gli elicotteri non possono stare fermi per più di 5 giorni. In gergo, devono essere «preservati». Dalla base assicurano che è stato fatto e che gli elicotteri possono volare.

Perché sono fermi allora? «Per la burocrazia», rispondono.

Perché il passaggio dal «mondo» civile a quello militare impone interventi ad esempio sui sistemi tecnici e di comunicazione. Lavorazioni specializzate e costose, l’agenzia Agenparl stima oltre 2,4 milioni di euro di costi extra solo per l’adeguamento tecnico.

E poi c’è il personale, che una volta «spacchettato» deve apprendere le «Pos», le procedure operative standard dei nuovi corpi di appartenenza, carabinieri e vigili del fuoco. Un addestramento che non è mai nemmeno cominciato nonostante la riforma sia stata approvata la scorsa estate. E i brevetti di volo Enac, che devono essere omologati dalla Difesa e dal Viminale.

Nulla di insormontabile o imprevisto.  I decreti sarebbero perfino pronti.

È la burocrazia che ferma mezzi e uomini che fino a tre settimane fa volavano e intervenivano secondo le proprie competenze. Che oggi non esistono più.

«La Forestale aveva il vantaggio di essere un corpo piccolo, poliedrico, con una catena di comando corta, perciò potevamo intervenire rapidamente in più contesti – spiega un operativo di lungo corso – oggi siamo tutti in un limbo. Il governo o conclude la riforma attuandola o deve prorogare il passaggio di almeno 6 mesi».

Qualcuno spera ancora di essere impiegato: «Se nei prossimi giorni vedrete volare un elicottero verde e bianco, sarà perché qualche comandante si è assunto la responsabilità del decollo, siamo tutti uomini dello stato, se c’è da partire partiamo».

Il governo – oltre a elogiarle – ha il dovere di rispondere a queste persone e verificare cosa non ha funzionato.

di Luisa Mosello DA IL MESSAGGERO

Il Corpo Forestale dello Stato da oggi 1° gennaio non esiste più. L’inizio del nuovo anno segna la fine formale dell’attività degli uomini che fino a ieri si occupavano della tutela e della protezione dell’ambiente. Lo facevano dal 1822 quando per opera di re Carlo Felice era nata l'”amministrazione forestale”. Che diventa Corpo Reale delle foreste con l’Unità d’Italia, poi viene soppresso e militarizzato nel 1926 da Benito Mussolini, che istituisce al suo posto la Milizia Nazionale Forestale. Quindi nel 1948 la nascita del Corpo forestale dello Stato come lo conosciamo.

In realtà non si stratta di una vera sparizione perché i 7 mila agenti verranno assorbiti all’interno dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia. In virtù di un decreto legislativo più ampio sulla razionalizzazione delle forze di polizia entrato in vigore lo scorso settembre nell’ambito della riforma Madia della pubblica amministrazione. Significa diventeranno militari a tutti gli effetti (alcuni andranno nel corpo dei Vigili del Fuoco e altri anche nella Guardia di Finanza). Cosa che ha sollevato non poche proteste da parte degli animalisti e degli ambientalisti: associazioni come il Wwf, la Lipu, la Lav e l’Enpa sono sempre stati contrari a questo tipo di soppressione-trasformazione definendola un “regalo a ecomafie e zoomafie”. E tentando di scongiurarlo anche attraverso una petizione on line che però non ha avuto gli effetti sperati.

Fra le attività che, secondo le organizzazioni a tutela dell’ambiente, potrebbero essere a rischio: il controllo sull’attività venatoria e la prevenzione e repressione delle violazioni in materia di benessere degli animali.

Nel Lazio a Sabaudia, in provincia di Latina, l’ammainabandiera oggi pomeriggio con il saluto del comandante: «Signori, buona fortuna. Evviva il Corpo forestale».

dal sito quotidiano.net

Roma, 13 dicembre 2016 – “Chiediamo la sospensione di almeno 6 mesi dei termini di attuazione del decreto legislativo 177/2016 che dal primo gennaio prossimo cancellerà e accorperà con l’Arma dei carabinieri il Corpo forestale dello Stato. Chiediamo un tavolo di confronto che fino ad oggi non c’è mai stato e annunciamo una manifestazione unitaria per il 19 dicembre davanti al ministero della funzione pubblica”.
Lo hanno chiesto stamani, nel corso di una conferenza stampa congiunta svoltasi a  Montecitorio, i sindacati del Corpo forestale dello Stato Sapaf, Ugl-Cfs, SNF, Fns-Cisl, Cgil-Cfs e Dirfor. 

“Il nuovo governo – hanno spiegato i rappresentanti sindacali – deve immediatamente affrontare la questione della riforma dell’apparato della sicurezza che alla fine si è tradotta, speriamo solo sulla carta, nella cancellazione dei Forestali. I nostri principali interlocutori saranno sempre il ministro Martina e il ministro Madia. Ci auguriamo maggiore disponibilità al dialogo”.

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“La nostra mobilitazione – hanno detto le organizzazioni dei Forestali – si tradurrà in un crescendo di iniziative da qui a fine anno. Il 19 dicembre saremo tutti assieme davanti a Palazzo Vidoni, sede del dicastero della pubblica amministrazione, per spiegare ai cittadini che con la soppressione e la militarizzazione forzata del Corpo forestale si ridurrà fortissimamente la capacità dello Stato di impedire i reati ambientali, di contrastare le ecomafie, di tutelare il nostro prezioso settore agroalimentare”.

“Resta poi in piedi – hanno concluso i sindacati – la strada dei ricorsi giurisdizionali (che sono oltre 2.500) e altre iniziative anche eclatanti che stiamo valutando. Intanto, ribadiamo, il governo sospenda per almeno 6 mesi questa ‘controriforma’, tuteli le domande di mobilità del personale che ha chiesto di passare ad altre amministrazioni come previsto dalle norme e apra subito un tavolo di confronto. Solo a queste condizioni può partire una reale trattativa”.

Dal sito del S.A.F. Sindacato Autonomo del Corpo Forestale Sardo
25 FEBBRAIO 2016

IMG-20160224-WA0007Si è tenuto ieri a Cagliari l’incontro fra i Comandanti dei Corpi Forestali di regioni e provincie autonome organizzato dagli Assessori dell’Ambiente, Donatella Spano e del Personale Gianmario Demuro, sul tema “Verso la Riforma del Corpo Forestale: riflessioni e approfondimenti”.

Un analisi della situazione attuale degli ordinamenti e dell’organizzazione dei corpi forestali regionali ma anche sulle modifiche necessarie alla luce della oramai certa soppressione del CFS e del passaggio delle competenze all’arma dei Carabinieri.

Nell’introduzione l’Assessore della difesa dell’Ambiente ha auspicato la costituzione di un tavolo permanente con le altre regioni e provincie autonome, sia per gli aspetti e le questioni tecniche ma anche per quelle legate alla normativa che regola compiti, funzioni ed organizzazione dei corpi forestali.  E’ necessario fare “fronte comune” sulla tutela della professionalità e specificità del Corpo Forestale della Regione anche con gli aggiornamenti normativi necessari ha sottolineato l’assessore della difesa dell’ambiente.

L’Assessore Demuro ha sostenuto che si dovrà essere all’altezza del compito che lo Stato assegna ai corpi forestali Regionali anche individuando regole nuove è una nuova organizzazione. “Il corpi forestali delle Regioni possono fare meglio dello Stato” e sono un esempio a livello europeo di organizzazione federale per la tutela ambientale ma anche per il rispetto dell legalità. L’assessore ha evidenziato anche le difficoltà definite “drammatiche”, di un rinnovamento ed una riforma che senza risorse non può essere realizzata. Anche su questo ha auspicato un lavoro comune anche in conferenza Stato Regione (prevista per il giorno successivo) nella quale si parlerà appunto delle risorse necessarie per la tutela dell’ambiente, valore, ha precisato l’assessore, di rilevanza Costituzionale.

Subito dopo la premessa dei due Assessori i Comandanti dei Corpi hanno presentato una descrizione tecnica delle loro strutture (anche con la proiezione delle slide) evidenziando il quadro normativo, l’organizzazione ed i compiti svolti. E’ stato sottolineato da tutti il ruolo tecnico, e la specializzazione in campo ambientale. Particolare attenzione ai rapporti con la popolazione, all’attività di prevenzione dei reati e di supporto ai cittadini e alle imprese agricole e Forestali. Quasi tutti gli interventi hanno sottolineato l’aspetto strategico che svolge il Corpo: una presenza nei territori montani e rurali necessaria per il corretto utilizzo del territorio e per favorire, garantendo sicurezza e legalità, anche lo sviluppo economico e turistico.

Evidenziata infine la necessità di trovare forme di collaborazione evitando sovrapposizioni di competenze con Carabinieri e Vigili del Fuoco dando una corretta applicazione alla legge 124/2015 (legge Madia) per rafforzare le specificità dei corpi regionali, migliorare i rapporti con lo Stato e coordinare meglio anche i rapporti con le forze di polizia nazionali.

Una bella iniziativa che consente a tutti di allargare le vedute per capire meglio cosa succede in realtà simili alla nostra ed individuare il percorso che ci porti a migliorare il CFVA e rendere, nell’interesse di tutti, più efficace il nostro lavoro.

Per ascoltare gli interventi degli assessori e dei Comandanti dei Corpi Regionali e Provinciali, rimandiamo alla pagina del S.A.F.

http://www.saf-sardegna.it/bacheca/verso-la-riforma-del-corpo-forestale-gli-interventi-dei-nostri-assessori-e-dei-comandanti-dei-corpi-regionali/

Il decreto che cancella la Forestale è ancora un mistero

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Si è consumato, nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, il tentato assassinio del Corpo Forestale dello Stato. Gli indiziati del delitto sono Renzi, il ministro Martina e la ministra Madia. Restano ignoti (e oscuri) i mandanti.

Di certo nessuno (a parte i tre indiziati) finora aveva dichiarato pubblicamente che il Corpo Forestale dello Stato fosse un problema per l’Italia. Nessun gruppo organizzato o categoria sociale si erano espressi pubblicamente per promuovere il piano omicida.

Al contrario una grandissima parte della società civile si è espressa a favore del potenziamento del CFS attraverso la petizione sul sito www.change.org/forestale e con pubbliche dichiarazioni sui media di personalità di rilievo di vari settori (don Ciotti e Saviano ad esempio).

Sappiano gli assassini che, per loro (s)fortuna, la vittima non è ancora morta. Sarà il popolo che la riporterà in vita e un “giudice a Berlino” che ne stabilirà la sua riagibilità.

Uno dei tre indiziati poi, tal Maurizio Martina, che a suo vantaggio può annoverare l’alibi di essere stato da mesi lontano dalla vittima, ha inviato ai suoi 7500 appartenenti (che non hanno ancora ricevuto il testo ufficiale del decreto) una lettera di commiato con la quale viene fatto credere che la “reincarnazione” del CFS in un altro corpo (questa volta militare) fosse l’unica possibilità di rinascita per il cadavere.

Per noi l’unica rinascita consisterà nella bocciatura dei decreti, sommersi da una montagna di ricorsi.

Noi non molliamo!!! W la Forestale!!

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https://www.change.org/p/campagna-salviamolaforestale?recruiter=38361309&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

Dal Messaggero di Giovedì 21 Gennaio 2016

Con l’approvazione della Riforma della Pubblica Amministrazione nasce il Comando per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, attraverso la riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato all’interno dell’Arma dei Carabinieri. Lo rende noto il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. «Con la riforma – dichiara il ministro Maurizio Martina – riorganizziamo le funzioni di polizia impegnate sul fronte agroambientale, dotando l’Italia di una moderna struttura in grado di assicurare sempre meglio prevenzione e repressione su questo fronte. Uniamo le forze e potenziamo gli strumenti operativi. Il nuovo Comando assicurerà professionalità, specializzazione e un ramificato presidio del territorio rappresentando di certo una delle esperienze più avanzate d’Europa».

L’Arma dei Carabinieri, per il modello organizzativo e operativo di presidio del territorio – sottolinea il Mipaaf -, garantisce il più alto livello di potenziamento della tutela agroambientale. Negli anni proprio i Carabinieri hanno sviluppato anche competenze specifiche in questo campo con Nuclei specializzati come i Nac (Nucleo Anticontraffazioni Carabinieri) e Noe (Nucleo operativo ecologico), oltre all’attività dei Nas (Nucleo anti sofisticazioni). Viene potenziato – prosegue il Mipaaf – il livello di presidio del territorio attraverso il rafforzamento dell’attuale assetto con la cooperazione della capillare rete di strutture dell’Arma, delle sue capacità investigative e delle sue proiezioni internazionali per le attività preventive e repressive.

Nel nuovo comando viene assicurata la specializzazione attraverso l’impiego del personale del Cfs – continua il Mipaaf – e anche i nuovi immessi verranno specificamente formati, così da garantire un alto livello professionale nelle materie agroambientali. Il personale mantiene le competenze possedute e viene impiegato nell’attuale sede di lavoro e incarico ricoperto.

Nascono per questa ragione i Ruoli forestali nell’Arma. Anche le progressioni di carriera vengono salvaguardate rispettando i criteri attualmente esistenti. La riorganizzazione prevede poi il trasferimento di 750 agenti ad altre forze di polizia o amministrazioni. Con la riorganizzazione del Cfs e le altre misure contenute nel decreto legislativo – conclude il Mipaaf – vengono efficientati i costi di gestione. Il nuovo comando è posto alle dipendenze funzionali del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali a conferma dello stretto collegamento del comparto di specialità con le competenze, le tematiche e gli obiettivi del Ministero

 

Per Legambiente, Greenpeace e Libera eliminare il corpo che conta 8.500 dipendenti (da non confondere con le decine di migliaia di operai forestali) equivale a depotenziare la tutela dell’ambiente. Il procuratore antimafia Franco Roberti: “Si toglie all’autorità giudiziaria l’unico organismo che smaschera i crimini ambientali”. In più non è chiaro come si tuteleranno le riserve naturali

“Tana libera tutti”. Traffico di rifiuti, abusi edilizi, incendi boschivi: il governo rischia di spianare la strada agli ecoreati, spiegano le associazioni ambientaliste. Un decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione riguarderà il Corpo forestale dello Stato. E sancirà il suo accorpamento all’interno dell’arma dei carabinieri per evitare sovrapposizioni e sprechi. Il corpo conta circa 8.500 dipendenti in tutta Italia, specializzati nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. Questi operatori non vanno confusi con gli operai forestali, oltre 10mila in Calabria e più di 28mila in Sicilia, che non hanno la professionalità degli agenti del Corpo. E che non saranno toccati in alcun modo dalla riforma Madia, pur richiedendo alle casse pubbliche uno sforzo che vale centinaia di milioni di euro ogni anno.

Invece la mannaia si abbatterà sugli specialisti della lotta agli ecoreati: una soluzione non gradita alle associazioni che si battono per la tutela dell’ambiente, come Legambiente e Greenpeace, ma anche a quanti si occupano di lotta al crimine organizzato, come il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e l’associazione Libera. “La soppressione del Corpo forestale può apparire come un ‘tana libera tutti’ – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – In che modo si passa da un corpo civile, come quello forestale, a un corpo militare? Il rischio è che molti decidano di proseguire la loro carriera altrove, in un altro comparto della pubblica amministrazione. E il corpo perderebbe pezzi, mentre gli agenti forestali sono già sottodimensionati. In questo senso, perderebbe forza la tutela ambientale”.

E rilancia: “Noi da sempre chiediamo che nasca una polizia ambientale, come una direzione antimafia sugli ecoreati, un’organizzazione delle polizie per lavorare in maniera congiunta”. Sulla stessa linea le parole di Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. “Il nostro timore è che l’accorpamento porti a un abbassamento della guardia sui reati ambientali – spiega l’attivista – La diluizione del Corpo forestale nei carabinieri fa perdere una specificità. E se lo Stato reagisce di meno, non è certo un incentivo a ridurre i comportamenti illegali“. A chiudere il cerchio ci pensa Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia: “Non capisco l’utilità di questo accorpamento, non credo che possa essere funzionale a un risparmio economico. E anche se fosse, un risparmio a spese dell’ambiente non sarebbe effettivo, perché poi spenderemmo di più a spegnere incendi o procedere a bonifiche”.

A rafforzare i timori delle associazioni ci sono i numeri degli ecoreati in Italia. Come spiegato dall’ultimo rapporto Ecomafie, a cura di Legambiente, nel 2014 sono stati accertati 29.293 reati in campo ambientale, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora, in leggero aumento rispetto all’anno prima. Questo genere di crimini ha fruttato agli ecodelinquenti un bottino pari a 22 miliardi di euro, 7 in più rispetto all’anno precedente.

Oltre alle associazioni ambientaliste, anche chi combatte la mafia si dimostra preoccupato dalla scomparsa del Corpo forestale. In un’audizione al Senato, nel novembre 2014, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha spiegato che “noi siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”. E sullo specifico tema dell’accorpamento, il procuratore ha aggiunto che l’operazione “potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo”. E ancora più esplicito è stato don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera: “Perdere il Corpo forestale dello Stato significherebbe indebolire la forza dello Stato contro le mafie”. Infine don Maurizio Patriciello, in prima linea contro la camorra nella Terra dei fuochi, ha chiesto al premier Matteo Renzi di non sciogliere il Corpo forestale dello Stato perché “togliercelo adesso significherebbe tagliarci le gambe”. Una decisione del genere, ha spiegato il sacerdote, “sarebbe una tragedia in questi anni, nella Terra dei fuochi, tutto quello che è stato possibile fare lo abbiamo fatto grazie alla Forestale”.

Ma i compiti del Corpo forestale non si esauriscono con la prevenzione e la repressione dei reati. C’è anche la difesa della biodiversità. Dall’isola di Montecristo al Circeo, dall’Aspromonte alla Majella, in Italia sono 130 le riserve naturali sotto la tutela degli Uffici territoriali per la biodiversità (Utb). Qui lavorano 1.500 operai forestali, anch’essi parte del corpo, che si prendono cura di flora e fauna in aree particolarmente delicate. L’accorpamento ai carabinieri ha messo in allarme anche questi lavoratori, che il 13 gennaio hanno manifestato davanti al ministero delle Politiche agricole, con una delegazione poi ricevuta al dicastero. “Il nostro timore era che lo Stato volesse cedere queste aree alle Regioni – spiega Giovanni Mininni, segretario nazionale Flai Cgil – Ci hanno assicurato che resteranno allo Stato, ma se ne occuperanno i carabinieri. Il ministero ci ha anche garantito che verrà assicurata la specificità di queste zone. Ma per capire come si farà, dobbiamo aspettare il testo del decreto”.

 

QUESTO TAVOLO INTERESSERA’ ANCHE LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO ?

Assemblea del personale del CFVA, quale futuro per il Corpo Forestale Sardo? Lo Stato è pronto all’apertura di un tavolo istituzionale con le Regioni a statuto Speciale che coinvolgerà nell’importante riforma della pubblica amministrazione, anche il personale del Corpo Forestale e di vigilanza Ambientale della Regione Sardegna, oltre che il personale degli altri Corpi Forestali delle Regioni e Province Autonome. Questo è quanto è emerso durante l’assemblea dove ha partecipato con un lungo e approfondito intervento l’On.le Francesco Sanna, supportato tra l’altro da un messaggio video del sottosegretario di stato alla pubblica amministrazione On.le Angelo Rughetti proiettato durante i lavori dell’assemblea che si è svolta a Cagliari presso i locali C.R.F.P. (ex Cisapi), alla quale hanno partecipato tantissimi operatori del C.F.V.A., e nella quale è intervenuto anche l’On. Gianpietro Comandini del Consiglio Regionale della Sardegna, che ha manifestato il proprio impegno per una seria riforma del CFVA.
I SINDACATI. «La nostra organizzazione sindacale Fendres-Safor – spiega Ignazio Masala – dal giorno della sua nascita ha lavorato affinché anche il personale del Corpo Forestale Sardo così come sta avvenendo in ambito nazionale con il Corpo Forestale dello Stato, venga inserito nel processo di riforma a seguito della Legge Madia (L.124/2015), anche perché oggi i reati ambientali tra cui il traffico di rifiuti di ogni genere, le speculazioni sugli impianti delle energie rinnovabili, l’abusivismo edilizio, le contraffazioni alimentari, sono reati che oltrepassano i confini della nostra Isola e anche quelli nazionali, necessitano di una forza di polizia adeguata, una migliore organizzazione e specializzazione in campo nazionale senza le inutili e dispendiose sovrapposizioni locali e le distaccate duplicazioni di enti, corpi, agenzie che agiscono per conto proprio, talvolta arrivando persino a contrastarsi. La Sardegna – prosegue Masala – non può isolarsi come affermato dallo stesso On.le Rughetti nel suo intervento video: “penso sia sbagliato che le Regioni a Statuto speciale restassero isolate o non cogliessero l’opportunità che questa riforma sta dando..” Un gran numero di personale oggi in attività nel CFVA vuole continuare a svolgere il proprio lavoro nella propria Isola con una maggiore professionalità e con una migliore organizzazione, nella futura e ormai prossima Polizia Ambientale Nazionale, così da poter continuare a contribuire con il proprio lavoro a salvaguardare il patrimonio ambientale, alimentare … beni di inestimabile valore sempre più sfruttati – ha concluso Ignazio Masala – senza scrupoli per esclusivi interessi economici di taluni a scapito di tutti i cittadini». (Alessandro Congia Castedduonline.it)

Dal sito uglcorpoforestale.it del 27 dicembre 2015

(ANSA) – ROMA, 27 DIC – «Prendiamo atto del rinvio della pubblicazione del decreto legislativo sulla riorganizzazione delle funzioni di polizia e, nelle more della ripresa del confronto, sospendiamo per il momento tutte le iniziative di protesta programmate, a partire da quella che avevamo previsto per oggi a Pontassieve». È quanto affermano in una nota le segreterie nazionali dei sindacati dei forestali Sapaf, forestaleUgl-Cnf, Snf, Cgil-Cfs e Dirfor. «Nell’auspicio che tale rinvio consenta – dicono i segretari Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Francesca Fabrizi e Maurizio Cattoi – una più profonda riflessione sul futuro del Corpo forestale, chiediamo nuovamente al presidente del consiglio Matteo Renzi di convocare le rappresentanze del personale per discutere nel merito i provvedimenti che riguardano il nostro futuro. La nostra proposta è sul tavolo e può essere sicuramente una valida alternativa da perseguire». «Ovviamente – concludono le organizzazioni sindacali – le nostre iniziative sono solo sospese, ma non esiteremo a riprenderle qualora il governo non intenda ascoltarci e voglia nonostante tutto confermare il malaugurato intento di militarizzare la forestale e la sicurezza ambientale».